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Concentrazione

“I give her my heart but she wanted my soul”
Don’t think twice it’s all right – Bob Dylan

Nel 2010 scrissi un libro Bridge e cervello dove cercavo di mettere in luce i meccanismi cerebrali e psicologici che entrano in atto nel Bridge e dedicai un capitolo alla concentrazione perché mi pareva un aspetto molto importante sia per i principianti che per gli esperti.

ConcentrazioneIntanto cerchiamo di definire cosa si intende per concentrazione, anche se si tratta di un concetto abbastanza intuitivo.
Essa consiste sostanzialmente nel dirigere e mantenere diretti i pensieri e l’attenzione in maniera volontaria verso uno stimolo od un argomento.
Anche il termine attenzione si riferisce ad una funzione cerebrale complessa ma almeno per ora manteniamoci al concetto intuitivo che abbiamo tutti.

Sostanzialmente quindi rimanere concentrati durante un incontro o una smazzata significa rimanere bene attenti a quanto succede a noi o al tavolo.

Detto così sembra facile; in realtà vi posso assicurare che non lo è.
Nel corso di un recente Campionato, all’ultima mano di un incontro faticoso, dopo aver valutato se giocare Manche mi trovavi a giocare un parziale “di tutto riposo” con otto Atout quasi piene e buon punteggio.
Non mi svegliai dal mio sogno quando l’avversario attaccò Atout e giocai automaticamente un paio di carte.
Il sogno diventò incubo quando il mio caro amico Antonio Vivaldi proseguì in Atout che risultarono 4-1 per il down.

Insomma come molti principianti non avevo fatto il piano di gioco… Ma credetemi, non avevo trascurato di farlo per presunzione ma per una caduta di concentrazione, sicuramente in parte giustificata sia dalla stanchezza (ultima mano di un incontro impegnativo) che dalla scomparsa della tensione verificatasi durante la licita (avevamo escluso la Manche e scelto il parziale giusto).

Cali di concentrazione possono comparire in qualsiasi momento.
In dichiarazione tipicamente quando dimentichiamo una convenzione non ancora entrata nei nostri automatismi o quando al contrario dichiariamo automaticamente senza “vedere” una licita più efficace; in controgioco quando una carta ci “scivola” dalle mani e ci accorgiamo con una frazione di secondo di ritardo (e con orrore…) che l’avversario ci potrà fare del male.
Insomma le occasioni non mancano mai.

Ma perché accadono queste cose?
Intanto dobbiamo ricordare che la capacità di concentrazione è una dote che nel nostro cervello, escludendo condizioni patologiche, è sempre presente.

Cali di concentrazione sono fondamentalmente legati a due situazioni, che spesso nel Bridge si presentano insieme: stanchezza e tensione.

Tenere una buona e soprattutto costante concentrazione è molto faticoso, per qualcuno di più, per altri meno. Tenerla sempre è sicuramente una dote innata.

Sicuramente i Campioni veri hanno capacità di concentrazione straordinaria ma hanno anche doti tecniche e grande esperienza che permettono loro di far riposare il cervello se il momento lo permette.

Per quanto riguarda la tensione, essa è una componente positiva ed imprescindibile di qualsiasi tipo di competizione ma se finisce per trasformarsi in ansia, fa saltare la concentrazione perché il cervello non resiste più e ha bisogno di giungere ad una conclusione, giusta o sbagliata che sia, ed ottiene il suo risultato semplicemente impedendosi di prestare attenzione al problema che si sta presentando o che si potrebbe presentare.

E allora? Che si può fare?
Ma prima di parlare di possibili soluzioni vorrei ricordarvi che la concentrazione è spesso secondaria alla motivazione che abbiamo nei confronti del Bridge e soprattutto del Bridge competitivo.

Se effettivamente diamo il cuore (mi raccomando il cuore, non l’anima…) durante l’incontro il mantenerci concentrati sarà una fatica costosa ma piacevole, se invece giochiamo solo per divertirci è comprensibile e assolutamente giustificabile e perdonabile l’eventuale lapsus. L’importante però è che il partner e possibilmente la nostra squadra condividano il nostro atteggiamento.

Per concludere vi riporto alcune righe del mio libro che spero possano aiutarvi:
Visualizza la scheda del libro su Amazon“Come dicevo credo che la capacità di essere veramente concentrati e comunque con una buona presenza al tavolo sia innata.
Sono però convinto si possa apprendere a migliorare anche in questo ambito. La prima cosa da imparare è che non dobbiamo pretendere di rimanere concentrati sempre.

Vi consiglio per esempio di costringervi a pensare ad altro quando fate il morto, pensando possibilmente a qualcosa di piacevole e rilassante. Se ci riuscite dovreste farlo anche quando il partner è impegnato in pensate chilometriche; è perfettamente inutile in quel momento arrovellarsi il cervello.

Per lo stesso principio è importante rilassarsi tra un incontro e l’altro o tra una mano e l’altra, se vi è il tempo di farlo.

Fare il processo a qualche mano appena giocata è una tentazione quasi irresistibile, me ne rendo conto, ma poi si riprende il gioco già stanchi.

Inoltre credo anche si debba imparare a riconoscere certe situazioni, come quelle descritte sopra. Se le riconosciamo riusciremo anche a fare un ulteriore sforzo ed a ragionare bene nel momento critico della smazzata, se invece ci faremo prendere dall’ansia di concludere il risultato potrebbe anche non essere felice.

Si tratta in pratica di sapersi analizzare in certi momenti e di riconoscerli quando ricapiteranno. Perché ricapiteranno sicuramente, in mani diverse ma con meccanismi simili. Perché le mani cambiano ma noi no, noi rimaniamo uguali.”

Franco Caviezel, il medico federale
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Franco Caviezel

Il dr. Franco Caviezel (CVC003, C.lo del Bridge Venezia) è il medico federale. Specializzato in Neurologia, interessato soprattutto allo studio delle funzioni cerebrali superiori, appassionato di Psichiatria, è autore del libro "Bridge e cervello". Anche in campo bridgistico vanta un curriculum di tutto rispetto, avendo giocato per cinque volte nella Nazionale Italiana Senior, con la quale ha conquistato nel 2010 la medaglia di bronzo ai Campionati Europei di Ostenda.

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