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La Bermuda Bowl del 1976

L’antefatto

L’Italia, vincitrice della Bermuda Bowl nel 1973 (Garuja), 1974 (Venezia) e 1975 (Bermuda), e inoltre detentrice anche del titolo Olimpico 1972, si presentò a Montecarlo, dove si disputavano entrambe le competizioni, in piena bufera.

La FIB (come si chiamava allora, e fino al 1993, la Federazione Italiana Bridge, ora nota come Federazione Italiana Gioco Bridge) era infatti sottoposta ad un procedimento disciplinare da parte della WBF (World Bridge Federation), la quale la accusava di non adoperarsi per fare chiarezza sul famoso affaire Burgay-Bianchi-Forquet. Questo al punto che ai nostri venne dato il via libera a partecipare solo pochi giorni prima. Una situazione, quindi, molto sgradevole, e che certo non aiutò la nostra compagine sotto il profilo psicologico.

Con la duplice sconfitta del 1976 – ma arrivammo pur sempre secondi, sia nelle Olimpiadi che nella Bermuda Bowl – si chiuse un’era di dominio della nostra squadra (16 titoli mondiali su 19 disponibili dal 1957 al 1975; il Blue Team fallì solo le Olimpiadi del 1960 a Torino, e non giocò né nel 1970, né nel 1971, una cavalcata inimitabile); sebbene dovessero ancora arrivare due secondi posti (entrambi dovuti a sconfitte di soli 5 IMP!) nella Bermuda Bowl, nel 1979 e nel 1983, per riassaporare la vittoria abbiamo dovuto aspettare il 2000 per il titolo olimpico, ed il 2005 per la Coppa delle Bermude.

Il formato di allora era molto più semplice e stringato dell’attuale: un round robin tra sei squadre, andata e ritorno sulla distanza di 32 smazzate, con le prime due a contendersi il titolo. Parteciparono: Italia, Australia, Brasile, Hong Kong, Israele e USA.

I favori del pronostico andavano a Italia e USA, e le due, puntualmente, si qualificarono per la finalissima, ma non così facilmente come si poteva pensare.

I nostri, in particolare, si qualificarono solo all’ultimo turno, e solo per 4 VP di vantaggio su Israele, squadra che, peraltro, ci aveva battuto in entrambi gli incontri, e sonoramente: 20 a -1, e 17 a 3.

Questa rivisitazione ci darà modo di notare l’enorme differenza tra il Bridge di allora e quello odierno: nel 1976 i sistemi erano abbastanza approssimativi, con pochissime convenzioni, e la licita in competizione assai scarna, dato il bassissimo livello di aggressività in intervento.

Lo scenario mondiale, del resto, era molto diverso dall’attuale. Dove allora i professionisti si potevano contare in due decine in giro per tutto il mondo, adesso ce ne sono molte centinaia, così che la competizione è molto maggiore, e con essa la spinta ad un continuo affinamento e miglioramento dell’accordo di ogni singola coppia.

Ma veniamo all’incontro, cominciando dal primo tempo.

La Finale

USA - ITALY

L’Italia presentava: Giorgio Belladonna – Pietro Forquet, Arturo Franco – Benito Garozzo e Vito Pittalà – Antonio Vivaldi.
Tutti giocavano Precision, ma con qualche variante. FrancoGarozzo, in particolare, ne utilizzavano una versione molto sofisticata, mentre BelladonnaForquet erano quelli più classici.

Gli USA schieravano: William EisenbergFred Hamilton, Erik PaulsenHugh Ross e Ira RubinPaul Soloway.
Naturale i primi e i secondi, ed una sofisticata versione del Precision per gli ultimi.

Fiori forte quasi per tutti, dunque, un grande vantaggio per il lettore: così sarà più facile apprezzare la differenze di stile e di valutazione.

Grazie alle due vittorie negli incontri di qualificazione, i nostri partivano con il non disprezzabile vantaggio di 18 IMP. Si giocava sulla distanza di 96 smazzate, divise in sei tempi da 16.

Sala Aperta:

1Quadri = almeno 2 carte, 11/15

Sala Chiusa:

Già dalla prima mano, è possibile vedere una marcata differenza di stili. Nessun italiano avrebbe mai interferito a livello di due con 7 punti, come invece ha fatto Soloway. Per quello che riguarda il contrasto con la modernità, al giorno d’oggi 2Quadri sarebbe artificiale sotto tutti i cieli (almeno tra esperti), mentre non pochi avrebbero scelto “Contro” al posto di 1Picche con le carte di Pittalà, selezione che permette di mostrare anche le Fiori, colore molto migliore delle Picche.

Arturo Franco e Laura TidonePittalà non ebbe problemi nel suo contratto: dopo l’ovvio attacco a Fiori, “il professore”, grazie alle Quadri divise, disponeva già di otto prese, e ne aggiunse un’altra nel finale quando Hamilton, in difficoltà negli scarti, finì per essere messo in presa e costretto a portare una Cuori all’azzurro. +150.

Arturo Franco, invece, non poté nulla contro le Picche 5-1, dopo l’attacco in Atout. Preso al morto, il “megarturo” giocò la CuoriQ (una finezza: nella speranza che Ovest non gli assegnasse il J e fosse portato a coprire) e continuò a Fiori. La difesa proseguì con i due onori nel colore, e tre giri di Quadri, sui quali Rubin ebbe modo di gettare due Fiori. Una Fiori da Est costrinse ora Franco a tagliare alto e, più tardi, a cedere un’Atout. -50, ed un totale di 3 IMP all’Italia, avanti di 21 grazie al carry-over.

Sala Aperta:

Sala Chiusa:

Sono certo che oggi 1SA sarebbe la scelta di apertura della quasi totalità degli esperti, così come in molti sotto aprirebbero con le carte di Sud (per non dire dei pochi, tuttavia esistenti, che aprirebbero con le carte di Est!).

Benito GarozzoDi 1SA aprì Rubin, ed è davvero stupefacente vedere come Soloway scelse di zompare a 3SA senza il fermo nel colore mostrato da Garozzo. Anche in questo caso, ai giorni nostri tutte le coppie di vertice, o quasi, hanno modo di mostrare il fermo a Fiori da Ovest: c’è chi gioca “bid to show” (dichiarare – in questo caso 2Quadri – per mostrare) e chi l’inverso “pass to show” (quest’ultimo molto più popolare).

Gli italiani attinsero invece il contratto perfetto, ma giustizia non venne fatta quando il dio del Bridge volle dare a Nord il singolo di Cuori: attacco nel colore, ed un facile -2 per pareggiare il risultato dell’altra sala.

Sala Aperta: Sala Chiusa:

Eric Kokish, il canadese accreditato come miglior analista del mondo, ha scritto che la prestazione di Arturo Franco in questa finale è stata la migliore di sempre nella finale di una Bermuda Bowl (inoltre, che la coppia De FalcoFranco fu la migliore sia del Antonio Vivaldimondiale ’79, che di quello dell’83; in quest’ultimo caso, nella semifinale con la Francia i due ottennero di vedere valutata la loro performance come la migliore di tutti i tempi a livello mondiale).

In questa mano, Arturo offre due ragioni per dimostrare come meritò tanta gloria, surclassando Hamilton due volte: la prima, quando ha offerto la delicata licita di 4Fiori, per mostrare valori difensivi (una scelta oggi classica), a fronte del brutale 4Picche dell’americano, e la seconda quando ha deciso di salvare.
5Picchex sono costate 300, mentre Antonio Vivaldi ha realizzato 12 prese, in maniera divertente: Sud ha attaccato a Picche ed è tornato a Cuori, vinto al morto. Vivaldi ha proseguito con tre giri di Quadri, su cui Sud (fatalmente, come vedremo) ha scartato una Fiori, ed ha mosso Fiori dal morto. Quando Hamilton ha scelto di lisciare, l’azzurro ha vinto con il K ed ha sfilato le Quadri, mentre il suo Fiori3 faceva da minaccia contro l’A di Nord, il quale è finito compresso tra Cuori e Fiori.
8 IMP per noi, ora a +30. Un inizio promettente.

La mano 4 – dove, tuttavia, FrancoGarozzo hanno brillantemente giocato a SA col fit 4-4 a Picche, contratto di Manche molto migliore che ci ha portato 1 IMP – e la 5 (un inevitabile 3SA-2) sono scivolate via senza scosse, mentre dispari, in modo bizzarro, è stata la 6:

Sala Aperta: 1Quadri = almeno due carte, 12/15

Sala Chiusa: 1Fiori = 16+
1Quadri = 0/7

Dove Garozzo ha aperto, come adesso farebbero tutti, Rubin si è prodotto in una delle interferenze a livello di uno più pesanti che abbia mai visto, e nessuno ha avuto niente da aggiungere.

Le carte erano messe bene per il dichiarante, che è emerso con 8 prese, e +110.
A Pittalà si è invece rotto il freno a mano quando ha rialzato a 5Quadri (piuttosto caratteristico del “professore”, uno dei giocatori più aggressivi di sempre), contratto contro il quale Eisenberg, data la licita, non ha avuto difficoltà ad attaccare con l’FioriA.
-1, ed un totale di 5 IMP agli USA. ITA +25.

Un altro esempio di migliore valutazione dei nostri era in arrivo:

Sala Aperta: 3Fiori = una buona apertura con le Fiori solide, stile Blue Team

Sala Chiusa:

Confesso di essere rimasto un pochino sorpreso dal passo di Rubin su 4Cuori. Con le sue carte, non doveva essere difficile immaginare di avere facile gioco per 4Picche, ma è comunque comprensibile che l’americano abbia fatto, tutto sommato, la scelta che gli garantiva di segnare dalla sua parte.

Conoscendolo, io credo che Pittalà avrebbe rimosso l’eventuale Contro di Vivaldi, ma per rendere le cose ancora più semplici, Antonio ha dichiarato direttamente 4Picche!
Una grande scelta, che dimostra sensibilità. Il torinese sapeva che il compagno doveva essere cortissimo a Fiori, e dal 4Cuori di Hamilton aveva anche appreso che seppure il compagno avesse avuto lunghezza nel colore, non ci dovevano essere valori sprecati. In questo si sbagliava, ma in cambio ha trovato la quinta Picche, le Picche 2-2 e l’QuadriA ben piazzato, per dieci, facili prese.

In 4Cuorix, Arturo Franco ha ricevuto l’attacco a Picche, ma con CuoriAK in mano ad Ovest, la difesa ha finito per trovare il taglio a Fiori ed incassare 500. Anche così, 7 IMP per l’Italia, avanti di 32.

La mano 8 è stata pari, e sebbene giocata in due contratti diversi – 1NT gli italiani, e 2Picche gli americani, entrambi caduti di 1 – non presentava spunti di interesse, ma non così la successiva:

Sala Aperta:

1Quadri = almeno due carte, 11/15

Sala Chiusa:

Una volta di più – e siamo solo all’inizio – vediamo qualcosa che mai potremmo osservare ai giorni nostri, ovvero il “Passo” iniziale di Est con una classica Sottoapertura.

Sia gli italiani, sia gli americani, prevedevano infatti un range 10-12 per sottoaprire in zona.

Per il resto, Garozzo si è distinto per una tipica azione di disturbo da terzo di mano, in favore di zona, mentre Eisenberg ha scelto un altrettanto tipico – nello stile americano di ora come allora – Barrage ”fuori centro”.

Ancora una volta, Pittalà si è distinto per l’aggressività, andando a cercare in mano al compagno le carte perfette: con la sesta di Cuori, Vivaldi non poteva infatti avere più di 8/9 punti, mentre con la quinta, non avendo riaperto di “Contro” (come certo sognato da Ovest!), non poteva avere quei 10/11 sperati.

Hamilton ha trovato un bel “Contro”, deducendolo dalla licita stentata, ed ha incassato 500 quando la difesa è stata imperfetta. Garozzo ha salvato il salvabile trovando il perfetto attacco in Atout, e costringendo al -2 Soloway.

La registrazione ufficiale riporta addirittura -3, senza peraltro che io sappia dirvi che cosa sia accaduto (non vedo come Est possa incassare meno di cinque Cuori e l’PiccheA!).
Netto: 5 IMP per gli USA, sotto di 27.

Sala Aperta:

Sala Chiusa:

Mentre in Chiusa vediamo una licita del tutto in linea con i canoni odierni più classici, in Aperta Garozzo ha piazzato un “Contro” opzionale a 2Quadri che sarebbe certo impossibile da vedersi al giorno d’oggi, quando, cioè, “Contro” vuol sempre dire “non voglio punire”!

Da qui, un “Passo” di Arturo che, visto con gli occhi della modernità, sarebbe peggio che assurdo.

Il totale netto non è certo stato sfortunato per i nostri colori: la cattiva divisione delle Atout domò 4Picche, mentre tutte le carte difensive ben piazzate produssero ben 500 punti, ed un totale di 12 IMP.

E se è vero che con le Picche 3-2 (date ad Est una Picche in più ed una Cuori in meno) il prezzo da pagare sarebbe stato di 800 punti, 4Picche realizzate sarebbero costate solo 5 IMP. Alla fin fine, ogni tanto qualche sano “Contro” punitivo può essere redditizio!
Azzurri adesso a +39.

Pochissimo da segnalare nella 11, pari in 3SA (c’erano due carte chiave da indovinare, il QuadriK e la PiccheQ, ed i due dichiaranti ne hanno “pescato” uno ciascuno), e poco anche nella 12.
La mano ci è costata 5 IMP per meri motivi sistemici: gli americani hanno aperto di 1SA con 18 punti, e se lo sono giocato, mantenendolo, mentre Vivaldi ha dovuto aprire di 1Fiori forte attraendo l’intervento di 1Cuori, ed il rialzo a 2Cuori. Contratto anch’esso mantenuto.

La mano 13 ve la devo proprio raccontare, in forma di problema. Supponiate di sedere al posto di Arturo Franco, e di osservare la seguente licita:

2Quadri = Corto lungo

Adesso a voi trovare l’attacco da:

Picche AQ6 Cuori K1063 Quadri 9854 Fiori 86

Arturo ha messo sul tavolo l’PiccheA (!), ed in bridge rama sono scrosciati gli applausi, perché questo era il totale:

Davvero orrendo il salto di Rubin a 3SA con il fit a Fiori.
Purtroppo, gli italiani in Chiusa hanno fatto la stessa fine, anche se in maniera molto diversa:

1Quadri = almeno due carte, 11/15

Qui le Fiori non sono mai venute fuori, ed Eisenberg ha partorito il per niente scontato (dopo 1Picche di Est) attacco dal PiccheJ quinto.
La mano ci ha visto comunque guadagnare 3 IMP quando Rubin ha sbagliato la FioriQ, così che ci siamo portati a +37.
Una smazzata che ha portato davvero poca gloria alle due coppie E/O, cadute in 3SA con disponibile il contratto di 6Fiori.

Poiché le mani 14, 15 e 16 erano insignificanti – due Manche ed un parziale tutti di battuta – il punteggio non è più cambiato.
Italia 52 – USA 15 (34 a 15 nel tempo).

 

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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.
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