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Il “circolo” della vita

Franco Caviezel, il medico federale, è specializzato in neurologia, ma bridgisticamente potremmo definirlo un pediatra, data la cura e l’attenzione che dedica agli Allievi. Qualche settimana fa, in una lettera aperta, aveva raccontato del suo esordio nel Bridge dimostrando molta sensibilità verso le problematiche dei “newbies”. Dopo la diagnosi viene la terapia, e il medico l’aveva già in mente. Così, durante una bella serata a cena nel parco del circolo del Bridge di Padova con gli Allievi dell’ultimo anno, ha presentato loro un progetto…

Allievi Tutor

Franco Caviezel risponde a qualche domanda per illustrare l’idea.

In cosa consiste esattamente il progetto che hai proposto agli Allievi?

Ho proposto all’attuale gruppo di Allievi, che stanno per diventare giocatori a tutti gli effetti, di fare da Tutor per gli Allievi del prossimo corso.
In sostanza, dovranno assisterli per rendere loro più facile l’inserimento nella realtà del Bridge, anche se per gli Allievi del I corso si tratta di scuola e non di competizioni. I nuovi Allievi potranno avere chiarimenti direttamente dai “vecchi” anche se, ovviamente, l’aspetto tecnico rimane pertinenza degli istruttori.

Come si svolgerà concretamente il progetto?

Faremo un nuovo incontro con i vecchi Allievi per selezionare i Tutor ed un incontro tra Tutor ed Allievi una volta iniziato il nuovo corso.

Come può un Allievo riuscire a integrarsi nella vita di circolo?

Non mi pare ci sia difficoltà nell’integrazione nella vita di circolo, ma gli Allievi sembrano un po’ fare gruppo a sé.

Franco Caviezel e Raffaele Versace

Quali sono le maggiori difficoltà che un Allievo incontra nel suo percorso di integrazione? Come superarle?

Gli Allievi identificano le loro difficoltà sia nell’approccio con i giocatori “veri” da cui si sentono spesso aggrediti sia nell’ansia, generica, per la competizione, nonostante abbiano già giocato tornei in coppia con giocatori più esperti.
Per quanto riguarda il primo problema credo si debbano sensibilizzare i “vecchi” giocatori ad un comportamento più consono a chi hanno di fronte, evitando nel modo più assoluto aggressioni verbali (mai giustificabili) o atteggiamenti sprezzanti; gli Allievi sono stati invitati a rivolgersi direttamente all’arbitro qualora tali deprecabili fatti debbano verificarsi.
Per quanto riguarda l’ansia da competizione, il discorso è più complesso. Ho invitato gli Allievi a fare un’analisi sulla loro motivazione al Bridge (cosa che dovrebbero fare già gli istruttori) ed alla competizione. E’ indubbio che esistono molte persone che non tollerano gli aspetti competitivi in uno sport ed il loro desiderio va comunque rispettato; ho messo però in risalto il fatto che ormai le competizioni siano divenute la routine del gioco e che per tal motivo non debbano essere vissute come un evento particolare ed ansiogeno.
Il torneo di circolo è più un modo per stare insieme che non una competizione e ci si deve quindi sedere al tavolo quasi come si fosse ad una cena sociale.
Ho invitato gli Allievi anche ad angolizzare, cosa che sembra non facciano mai. Vedere la competizione dal di fuori è indubbiamente utile e può essere rassicurante, come mi ha detto la mia amica Patrizia che mi ha seguito e ha parlato poi di serenità di Bridge.

Dal punto di vista più tecnico ho auspicato la creazione di un gruppo di esperti di riferimento per gli Allievi; in caso di dubbi essi devono rivolgersi a persone affidabili che siano sempre disponibili a dare un parere competente ed adeguato al livello tecnico (degli Allievi).
E’ vero, cosa che ho detto chiaramente agli Allievi, che situazioni complesse possono portare a comportamenti diversi anche tra esperti, ma le confusioni vanno evitate. L’Esperto deve essere non solo in grado di dare una risposta adeguata, ma anche di spiegarla ed eventualmente di mettere in chiaro come essa possa non essere l’unica possibile. Insomma, vanno assolutamente evitati i danni che possono fare gli pseudoesperti sempre pronti a dire la loro. Un Allievo cui è stato insegnato un concetto sbagliato potrebbe metterci anni a liberarsene. E’ evidente che il gruppo di esperti, tra cui ovviamente l’istruttore, deve continuare a seguire gli Allievi anche nella fase di inserimento nel gioco (vale a dire per almeno un anno).

Quando, a tuo parere, un Allievo dovrebbe cominciare a giocare i tornei? Con che modalità? (es. all’inizio è meglio che gli Allievi giochino in coppia con giocatori più esperti per essere più protetti?)

Un Allievo deve seguire il programma proposto dalla sua Scuola Bridge e credo siano indubbiamente utili i tornei “protetti” (solo Allievi, poi Allievo + esperto). Credo anche che la Scuola Bridge debba dare nozioni di regolamento e comportamento al tavolo in modo da permettere una partecipazione ai tornei “veri” a chi si sente pronto per farlo, sempre con l’autorizzazione dell’istruttore. Sono comunque convinto che prima si entra in competizione meglio è.

In conclusione, vorrei ricordare, anche se dovrebbe essere un concetto ovvio, che il passaggio da status di Allievo a quello di giocatore è sicuramente il momento più delicato per la vita bridgistica e deve essere seguito con ogni attenzione da parte di tutti. Perdere potenziali soci non dovrebbe far piacere a chi dirige un’associazione ma neppure ai soci ordinari, anche se purtroppo capita troppo spesso di vedere atteggiamenti di intolleranza verso i “nuovi” da parte di chi considera il circolo come casa propria e vorrebbe escluderne gli estranei.

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Francesca Canali

Francesca Canali da alcuni anni è responsabile della trasmissione Vugraph durante i Campionati. Da Gennaio 2013 collabora con la sala stampa della FIGB.

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