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La “nostra” giustizia

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In Italia si parla da sempre di mala giustizia, giustizia lumaca, giustizia iniqua, giustizia ad orologeria, e si potrebbe continuare con le definizioni fino a stancarsi.
Ancora di più l’argomento è tornato in grande evidenza in questa calda estate, e chissà per quanto se ne discuterà, a causa dei noti avvenimenti giudiziari-politici o, se si preferisce, politico-giudiziari.
Sprofondato (meglio spaparanzato) in una comoda poltrona, godo della brezza marina e cerco in essa un momento di sollievo dal caldo afoso della mia amata Sicilia; e per associazione di idee con l’attualità anche il mio pensiero corre alla giustizia, ma non quella “alta” che si celebra nelle aule dei tribunali della Repubblica e che riguarda tutti i giorni migliaia di persone, sia oneste che delinquenti, bensì quella più modesta che si celebra nelle stanze della nostra Federazione e che riguarda noi amanti di questo gioco, sia schiappe che campioni.

Lo so che siamo nel mese di agosto, tutti più o meno in vacanza al mare o montagna che sia, e che non è il tempo più idoneo per discorsi “impegnati” ma i pensieri vagano da soli e non intendo fermarli; forse qualcuno, se ne avrà voglia, leggerà al ritorno dalle ferie quando, fresco e riposato, sarà pronto per affrontare le nuove sfide; o magari non leggerà mai.

Avvenuta lo scorso anno l’elezione del nuovo Consiglio e degli altri organi statutari, la giustizia federale, dopo un non breve periodo di stasi, ha ripreso la sua normale attività e, anche su opportuna sollecitazione del Presidente, si è impegnata a recuperare il tempo perduto assicurando nel contempo, per il futuro, una sollecita e tempestiva azione quale si richiede alla “giustizia sportiva”.
Il nuovo magazine federale on line ormai da qualche mese ci aggiorna sugli esiti del lavoro della Procura Federale, del GAN e della Corte d’Appello pubblicando, con cadenza quasi quotidiana, alcune delle sentenze emesse dai diversi organi.
Procedimenti, detto per inciso, che in numerosi casi riguardano avvenimenti risalenti anche ad un paio di anni addietro e che ancora non avevano trovato il loro esito giudiziario finale a causa della sospensione dell’attività, protrattasi per oltre 1 anno, di cui si diceva prima.
Si sono lette cose molto interessanti, sono stati portati a conoscenza di tutti episodi di “frode sportiva”, attuata con i mezzi più diversi, su cui non mi permetto di stilare giudizi etico/morali ma che certamente hanno lasciato l’amaro in bocca, unitamente ad un senso di delusione e smarrimento, ai molti veri sportivi che sono la maggioranza – oserei dire la totalità – dei bridgisti.

E’ vero che, come si sostiene da parte di molti, da quando esiste il Bridge esistono i “furbetti” (non voglio chiamarli “ladri”) ma costoro, che speriamo siano solo mosche bianche anche se rischiano di dare una cattiva luce a tutto l’ambiente, devono essere individuati e sanzionati in modo deciso, ma equo, così da scoraggiare eventuali emuli.
Il lavoro svolto dagli organi giudiziari federali è stato veramente encomiabile: alcune sentenze che sono state riportate, e in particolare le loro motivazioni, possono essere condivisibili o meno ma certamente rappresentano dei veri mini trattati di diritto che saranno in futuro dei riferimenti per non auspicabili casi analoghi.
Ma parimenti, è inutile nasconderlo, si è letto delle solite piccole liti che sovente animano i tornei dei nostri circoli e che, tranne qualche sporadico caso, non lasciano strascichi di rilevante importanza e anzi si concludono con le scuse ed una stretta di mano davanti ad un buon caffè.
In gran parte questi procedimenti disciplinari si concludono con una sentenza di “deplorazione” o, nei casi più gravi, di un paio di settimane di sospensione.
Oltretutto da qualche tempo a questa parte gli organi preposti sono stati interessati da denunce di tesserati riguardanti una nuova fattispecie di “reato” consumato a mezzo internet; denunce che, a quanto sembra, tendono ad aumentare portando nuovo lavoro agli organi di giustizia.

E qui viene fuori il nocciolo della questione che intendo affrontare: fermo restando che i regolamenti in vigore devono essere assolutamente osservati, è proprio necessario adire la giustizia sportiva per quei casi in cui palesemente l’alterco nato al tavolo trae origine soltanto da una parola detta (o intesa) in modo sbagliato, da una incomprensione, da una eccessiva reazione emotiva o, più semplicemente, da un momento d’ira?
Per queste situazioni potrebbe (dovrebbe?) essere più che sufficiente riferirsi all’autonomia di ciascuna associazione, che annovera tra i suoi organismi anche il collegio dei probiviri, e in seconda istanza, ove dovesse servire, al Comitato Regionale.
In tal modo gli organi centrali sarebbero alleggeriti nella loro attività, istruttoria e giudicante, potendosi dedicare soltanto a quei casi di rilevante gravità o che travalicano i limitati confini del circolo e che poi, di fatto, diventano riferimento normativo per il futuro: sentenze che costituiscono “giurisprudenza”.
Ciò non deve assolutamente essere inteso come una “diminutio” di quegli organi ma, al contrario, come l’esaltazione dell’importanza e della delicatezza della loro opera e soprattutto, evitando l’accumulo e l’intasamento causato dalle piccole beghe, consentirebbe una rapidità di giudizio che nell’ambito sportivo è determinante.

Qualcuno potrebbe adombrare il rischio che, considerata la conoscenza personale, la confidenza e la consuetudine tra i Soci, le ASD possano essere più tolleranti del necessario e sorvolino su molte di quelle “intemperanze” finora perseguite.
Ovvero, all’opposto, che una eventuale autonomia disciplinare possa essere utilizzata in modo anomalo quale mezzo per consumare piccole vendette locali, inasprire le ripicche, diffondere veleni ancora più di quanto già non succeda, specie negli ambienti piccoli.
Entrambi rischi reali, ne convengo.
Allora è sulla figura dell’arbitro che si deve fare il massimo affidamento: egli diventerebbe ancora più importante perchè, oltre a dirimere le questioni tecnico-regolamentari, sarebbe ancora di più evidenziato il suo ruolo di “pacificatore” e “giudice di prima istanza”; allo stesso tempo dovrebbe essere il “garante” nei confronti della Federazione del rispetto delle norme accompagnando il referto arbitrale di ogni gara con una breve nota relativa all’aspetto disciplinare.
Ne consegue quindi che sono sempre più necessari arbitri di indubbia lealtà dotati, oltre che delle necessarie conoscenze dei regolamenti, di grande equilibrio e accertata autorevolezza.
E, comunque, sarà compito dei singoli Comitati Regionali svolgere una continua azione di controllo sulle attività delle ASD di competenza al fine di assicurare l’osservanza delle norme, anche intervenendo direttamente e con tempestività in tutte quelle situazioni che possono degenerare.
A mio parere una modifica del genere non contrasta con l’Articolo 48 dello Statuto Federale che si prefigge di tutelare soprattutto i concetti di “lealtà” e di “probità” nonché perseguire ogni forma di “illecito sportivo”; e nemmeno sarebbe in contrasto con l’Articolo 1 del Regolamento di Giustizia nella parte che recita “(Gli affiliati e i tesserati) sono tenuti a non esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione di altri tesserati o Affiliati o di organi federali centrali e periferici”.

Ma davvero è credibile che, quantomeno nella stragrande maggioranza dei casi, dare dello stupido al proprio partner o all’avversario intenda ledere la reputazione ovvero esprimere un giudizio sulla persona cui è diretto l’epiteto? Senza dubbio si tratta di un comportamento poco educato da villano e come tale deve essere censurato ma parlare di lesione della “reputazione” sembra abbastanza esagerato o addirittura fuori luogo. E certamente ancora meno ha a che vedere con la “lealtà” o con l’”illecito sportivo”.

Così come ritengo che, almeno in generale, non ci sia vera intenzione di offendere o ledere la reputazione di alcuno nelle espressioni, anche dure, che alcuni giocatori si scambiano vicendevolmente attraverso i nuovi mezzi di comunicazione o i social network (in particolare Facebook).

Mi pongo ancora una domanda: è veramente utile ed equo dare questa ampia pubblicità – con nomi e cognomi – ad avvenimenti che in gran parte sono soltanto casuali ed occasionali?
Il nostro è un mondo molto piccolo dove, direttamente o indirettamente, ci si conosce un po’ tutti e di conseguenza una persona, fino a quel momento stimabile e stimata, per un baleno di “umana” ira rischia di essere messo alla berlina e di vedere sminuita la propria rispettabilità.
Tranne che questa moderna “gogna” non debba essere intesa come una implicita pena accessoria.
Sinceramente dubito fortemente che ciò sia giusto, necessario e faccia bene al Bridge anche se sono consapevole, come rilevato da alcuni sondaggi empirici anche recenti, che la rubrica della rivista, cartacea e on line, dedicata alle sentenze è certamente la più seguita; questo forse a causa dell’innata e inconfessata voglia del “dài all’untore” di manzoniana memoria che in fondo alberga in tutti noi.

In concreto, pur mantenendo inalterato il dettato e lo spirito dell’Articolo 1 del Regolamento di Giustizia, sarebbe sufficiente una circolare chiarificatrice che, nel dare rilievo all’autonomia dell’ASD organizzatrice anche relativamente all’aspetto disciplinare, dettagli il più specificatamente possibile i casi per i quali si può ritenere sufficiente l’intervento dei probiviri locali.
Soltanto in caso di recidiva l’ASD sarebbe obbligata a sporgere regolare denuncia al Procuratore Federale per l’eventuale apertura del procedimento disciplinare.
Contemporaneamente occorrerebbe richiamare, ciascuno per quanto di propria competenza, tutti gli arbitri e i Comitati Regionali affinchè sorveglino sul regolare rispetto di quanto disposto.
E’ opinione diffusa che l’ambiente sia maturo per un simile “aggiornamento” che, realizzando il duplice obiettivo di mantenere certi episodi nell’ambito dell’Associazione in cui si sono verificati e di rendere più spedito il “processo sportivo”, non inficia assolutamente né i principi di giustizia cui occorre ispirarsi né la lodevole attività degli organi preposti.
L’auspicio condiviso da molti è che il Consiglio Federale, dopo averne esaminato la fattibilità tecnico-giuridica e la coerenza con i regolamenti del CONI, ponga al più presto la questione all’ordine del giorno.

La brezza marina ha cambiato direzione e nemmeno mi sfiora più… uff… che caldo afoso!!!

Argomenti

Eugenio Bonfiglio

Eugenio Bonfiglio (BNN267, Canottieri Olona Milano) si è avvicinato al Bridge da una dozzina di anni e si è subito appassionato anche se troppo tardi per raggiungere apprezzabili risultati sportivi, ma ancora in tempo per divertirsi... Ma non è mai detto...
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