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Repetita iuvant

Uno dei personaggi più brillanti e geniali che abbia incontrato in vita mia, mi arrivò in classe in seconda Liceo al Virgilio, lo storico Ginnasio-Liceo di Via Giulia a Roma. Mario Marta, questo il nome del personaggio in questione, di un paio d’ anni più vecchio di me, aveva puntigliosamente ripetuto, nell’ordine, il Quarto Ginnasio, il Quinto e il Primo Liceo e poi aveva cambiato sezione capitando con noi.
Facemmo presto amicizia e prestissimo mi resi conto che uno come lui non era certo il tipo classico del “bocciato”. Tanto meno del bocciato 3 volte su 3. Alla mia domanda su come ciò fosse potuto accadere, rispose sibillinamente “Repetita iuvant”.
Non tornammo più sull’argomento né in quel secondo Liceo né l’anno successivo. Si perché Marta quel Secondo Liceo decise, contraddicendo il suo Credo, di non ripeterlo perché “con noi si trovava bene”. Solo molti anni dopo capii quello che quella sua risposta intendeva dire. In pratica, rimanendo al Liceo tre anni oltre il dovuto, “il Marta” aveva trovato, se non l’elisir di lunga vita, almeno un modo di allungare la giovinezza.

Mi rendo conto che il suo non è certo il modo più usuale di interpretare il detto latino e certo Norberto Bocchi e Agustin Madala lo hanno interpretato in modo più consono, ripetendo ieri, in Semifinale contro Bridge 24, la partenza a razzo effettuata nei Quarti contro Hamman. Stavolta, va detto, un ruolo altrettanto importante lo hanno giocato i loro due “teammates” Gromov e Dubinin e i due avversari di questi ultimi in aperta.

In questa semifinale i due board che permettono alla squadra Gromov di partire con un buon margine di vantaggio, sono il 3 ed il 5 del primo dei quattro tempi di gioco.

Sala Aperta:

Sala Chiusa:

Come dicevamo, i due Polacchi in N/S in questo board hanno contribuito non poco alla partenza sprint dei loro avversari giocando in Aperta 6Picche invece di 6Cuori. Un 6Cuori che è legato alla posizione dei pezzi a Fiori (se sono tutti e 2 in Est non c’è niente da fare) o, in sottordine, all’indovinare a Fiori nel caso Asso e Dama siano divisi tra Est ed Ovest.
Nella mano reale, essendo entrambi in Ovest, non c’è niente da indovinare e 12 prese con atout Cuori si fanno comunque. Tante ne fanno infatti Norby e Agus che, in Chiusa, si limitano però a giocare la manche a Cuori guadagnando comunque 12 imps perché il dichiarante polacco in aperta cade di tre prese.

Due board più tardi:

Sala Aperta:

 

Sala Chiusa:

In entrambe le sale si raggiunge il contratto di 6SA giocati da Est. Sia in Aperta che in Chiusa l’attacco è di Picche10 da Sud, entrambi i dichiaranti prendono al morto ed in entrambe le sale tutto si decide alla seconda carta giocata: piccola Cuori da Ovest.

In aperta Jagniewski sta basso e Gromov, fatta la presa di Dama, ha ora a disposizione 4 prese di Fiori, 3 di Picche e 2 di Cuori. Basta quindi fare 3 prese di Quadri e Gromov, con in linea 7 carte comprendenti AKJ98, non ha dubbi su come giocare la figura: batte in testa vincendo sia con la 3/3 che con il 10 o la Dama secondi. Nel caso specifico trova il 10 secondo. 6SA fatti.

Il CuoriK passato da Bocchi in Nord quando anche l’Ovest della Chiusa muove piccola Cuori alla seconda carta, non dà al dichiarante polacco, Kalita, la possibilità di giocare le Quadri potendo cedere una presa nel colore. Quindi impasse alla Dama e conseguente down.

I nostri due “piccoli indiani” ancora in pista in questa Spingold, la loro partenza a razzo la ripetono ed il vantaggio così accumulato sembra essere sufficiente alla bisogna per tre quarti del match.

Nell’ultimo turno di gioco però, con gli Italiani in panchina, la squadra Gromov incappa in un turno disastroso perdendo i 22 punti di vantaggio che aveva e finendo staccata.

E così “10 piccoli indiani”, diventa definitivamente “E poi non ne rimase nessuno”.
Almeno in questo piano. Perché, a qualche piano di distanza, in questo stesso albergo dove si gioca la Spingold, Giorgia Botta, Margherita Chavarria, Massimiliano Di Franco e Gabriele Zanasi si sono già coperti di gloria conquistando un Oro Mondiale a testa e, nel momento in cui viene pubblicato questo articolo, stanno lottando per il secondo.

Tornando alla Spingold, in Finale vanno Bridge 24 (Jacek Kalita, Michal Nowosadzki, Rafal Jagniewski, Wojciech Gawel) e Grue (Joe Grue, Leslie Amoils, Brad Moss, Thomas Bessis, Peter Bertheau, Jacob Morgan) alla partenza rispettivamente teste di serie 39 e 9.

Finale a sorpresa dunque? Relativamente. Da un punto di vista generale certamente sì perché in una competizione sportiva, non è certo usuale che si giochino la vittoria due squadre che, a priori, venivano considerate la nona e la trentanovesima forza in campo.
Nello specifico rimane sì una sorpresa, soprattutto per quanto riguarda l’ingresso in finale di Bridge 24, ma non più di tanto. Tutti i risultati degli eventi internazionali degli ultimi anni stanno infatti a dimostrare che i valori si stanno livellando e che le differenze tra le cosiddette “prime della classe” e tutte le altre squadre si stanno assottigliando sempre di più.
Su questo punto sembra che tutti siano d’accordo. Come tutti sono d’accordo sul fatto che il dominio ventennale di Nickell prima da solo e poi in condominio con gli Azzurri, appartenga ormai al passato.
Un’epoca storica del Bridge è definitivamente chiusa.

Quello su cui nessuno sembra essere d’accordo con me, è il fatto che questo livellamento ci sia stato non verso l’alto ma verso il basso. E’ chiaro che il mio parere, rispetto a quello di tanti esperti “veri”, conta un po’ meno di niente, ma dovrebbe essere altrettanto chiaro che il parere dei vecchi e dei nuovi top-player è certamente un parere interessato. E’ infatti impensabile che qualcuno dei “vecchi” dica, “no, non sono loro che sono diventati più bravi, sono io che gioco peggio” o che uno dei “nuovi vincenti” dica “no, non sono io che sono diventato più bravo, sono loro che giocano peggio”. Altrettanto poco convincente, da parte di chi sostiene che il livellamento ci sia stato verso l’alto, appare l’argomento che riguarda i sistemi giocati “ormai tutti giocano le stesse convenzioni per lo più copiate dai sistemi degli Italiani”, perché la forza di un giocatore non può in nessun modo commisurarsi alla validità del sistema giocato.

Tanto per rimanere in Italia, pur riconoscendo che la superiorità dei nostri sistemi era, almeno sino a qualche anno fa, un elemento determinante della nostra forza, gli Azzurri non sarebbero mai diventati “The New Blue Team”, se Alfredo Versace, Claudio Nunes e Antonio Sementa non fossero stati tre “animali da tavolo verde” nati per giocare a Bridge, se Fulvio Fantoni e Norberto Bocchi non fossero stati due mostri di volontà, serietà sportiva e voglia di vincere sempre e comunque sputando sangue su ogni carta, se Lorenzo Lauria non fosse stato quel Gigante del tavolo capace di sovrastare psicologicamente ogni avversario.

Mi auguro solo una cosa: che questo gioco non diventi un gioco nel quale vincerà quello che imparerà a memoria più convenzioni o più modi corretti di giocare una figura.

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Alberto Benetti

Alberto Benetti (BNT025, Accademia del Bridge) collabora con la FIGB e scrive articoli di cronaca e tecnica da molti anni. Costantemente al seguito degli Azzurri durante i Campionati, Alberto è il principale reporter della nazionale.
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