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Qual è la vostra motivazione?

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Scommetto che quasi nessuno al momento di iscriversi ad un corso di Bridge ha le idee chiare su quello che lo attenderà e di conseguenza non saprebbe neppure spiegare in maniera esauriente che cosa lo ha spinto a farlo.

Alla motivazione ho già dedicato un capitolo del mio libro “Bridge e Cervello” cercando di esaminarne le radici soprattutto dal punto di vista biologico e inconscio, ora invece vorrei parlarne dal punto di vista dell’Allievo che ha imparato le regole del gioco e dovrebbe inserirsi nel Bridge “vero”.

In questa fase l’Allievo evoluto dovrebbe essere in grado di riconoscere che il Bridge non è solo un gioco di carte per quanto complesso ma uno sport vero e proprio; vi ricordo che la Federazione Bridge è affiliata al CONI ed esistono regolari campionati internazionali di Bridge. E’ facile trovare punti di contatto con altri sport, per esempio con il tennis. Le regole del tennis sono semplici ma giocare bene non è facile e si può migliorare continuamente. Si può essere soddisfatti di fare una partitina con gli amici ogni tanto o di fare agonismo limitato a certe occasioni oppure agonismo vero e proprio pur adeguato all’età. Normalmente se ci si appassiona al tennis ci si iscrive ad un circolo dove si fa vita sociale e dove si hanno agevolazione per giocare. Tutti aspetti che si presentano anche per il Bridge ma in modo molto simile anche per il golf, sci o altri sport.

Rispetto agli altri sport il Bridge presenta però importanti differenze di cui ricordo solo alcune: essendo uno sport per la mente non esistono le limitazioni date dal fisico; la competizione, a livello di circolo, è divenuta il modo più comune di giocare; un giocatore, pur principiante, può incontrare anche giocatori di alto livello nei tornei.

L’Allievo evoluto dovrebbe cercare quindi di riconoscere tale situazione e di porsi un obbiettivo di massima. Se manca di spirito competitivo si limiterà per il momento a giocare con gli amici magari seguendoli come angolista durante i tornei.

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Se al contrario la competizione lo affascina cercherà di trovare un partner con le sue idee ed affilerà con lui le armi, in dichiarazione e controgioco, affidandosi all’insegnante per diventare progressivamente più competitivo.

Consiglio inoltre all’Allievo evoluto di restare sempre in contatto con il suo gruppo, cosa che lo aiuterà sicuramente nella sua crescita, ma di valutare bene la sua disponibilità ad un maggiore impegno se dovesse essere invitato ad iniziative (approfondimenti tecnici etc.) cui non si sente in grado di partecipare e di comunicare il proprio atteggiamento all’insegnante che segue il gruppo. Insomma l’onestà verso sé stessi e gli altri è molto importante ed alla fine paga sempre.Inoltre, essendo il Bridge come sappiamo uno sport molto coinvolgente, l’Allievo dovrà cercare di valutare quanto potrà o avrà voglia di farsi prendere per non entrare in conflitto con la famiglia o altri interessi importanti.

Facciamo ora un passetto avanti, sempre in tema di onestà verso sé stessi e di motivazione.
Nei bollettini dei recenti Campionati Europei Giovanili svoltisi a Wroclaw era stato presentato questo Quiz.

Contratto 4Picche da Sud nel silenzio avversario.
Avete:


Contratto: 4Picche
Attacco Quadri9.

Est prende di Asso e gioca la QuadriQ. Che fate e perché?
Vi avverto subito che la risposta è facilissima a condizione che…
…a condizione che vi fermiate a pensare ed immaginare la situazione.

Avete perdenti solo a Quadri, dove avete Quadri K732 per Quadri 10654.
Se l’attacco viene da singolo e passate il Re sulla Dama, Ovest taglierà ed a voi resteranno due perdenti per parte e quindi il down inevitabile (non avete scarti).
E’ vero che se l’attacco viene da doubleton lisciando perderete una presa in più, ma il contratto sarà garantito (perderete QuadriA, QuadriQ ed un taglio).

E se non mettete il K sulla Dama? QuadriA e QuadriQ faranno presa. Ora Est potrà far fare un taglio al compagno ma se giocherà la piccola starete bassi ed alla fine il K rimarrà vincente, o giocherà il J coperto dal K e sarà il 10 a fare presa in finale.
In totale tre prese perse e contratto salvo.

Spero siate d’accordo con me: è un quiz molto semplice. Ma è indispensabile fermarsi a pensare. Ed il fatto di ragionare o giocare ad istinto è una condizione che divide i bridgisti; non tutti pensano, anzi direi che la maggioranza non lo fa. Nessuno si offenda, per carità! Sia ben chiaro che il non ragionare non significa essere scemi. Si gioca per divertimento e se il pensare, magari alla fine di una giornata faticosa, risulta pesante si hanno tutti i diritti di non farlo. Ma bisogna esserne coscienti.

Se pensiamo alla motivazione “biologica” al Bridge, motivazione peraltro valida per tutti i giochi che portano a risolvere problemi, il pensare dovrebbe costituire un piacere. Certamente non si può impedire al nostro cervello di avere un momento di distrazione. Se la mano di cui sopra non venisse presentata come quiz sono convinto che la percentuale di risposte corrette calerebbe mostruosamente ma il concetto che sto cercando di esporvi è ben diverso.

Se ragionare “vi piace” troverete naturale fermarvi un attimo di più a studiare la smazzata invece di giocare in maniera automatica, pur con i sani automatismi che vi sono stati insegnati.

Se il dichiarante che gioca 4Cuori dopo aver mostrato una bella bicolore con le Fiori muove alla prima occasione una cartina verso il PiccheKxxx forse è il caso di valutare se mettere l’Asso, pena lo zero a Mitchell. Certo, un colpo di sonno possono averlo tutti, ma è un colpo di sonno o un atteggiamento mentale? Vi divertite a cercar di capire quello che sta succedendo o siete al torneo perché è bello stare con gli amici, avete sufficiente esperienza per stare al tavolo e comunque vi diverte vedere mani nuove?

Cerchiamo ora di arrivare ad una conclusione. Vi sto invitando a riflettere sul vostro approccio al Bridge perché sono convinto che farlo possa farvi giocare in maniera più tranquilla e serena e quindi più divertente. Vedo troppi giocatori angosciati dal fatto che “non prendono mai” e cercano di risolvere il problema giocando tutti i giorni o pagando qualcuno che li porti ad avere risultati (di solito con la scusa di imparare, in realtà “per fare punti rossi”). Forse farsi un minimo di autoanalisi non sarebbe male.

Personalmente vi invito a cercare di migliorare il vostro Bridge indipendentemente dai risultati del momento per il semplice motivo che giocare meglio permette di divertirsi di più, come accade in tutti gli sport. Io ho cercato di seguire questo principio e devo dire che il mondo del Bridge è stato fantastico con me; ho trovato sempre amici molto disponibili che mi hanno insegnato moltissimo dandomi la possibilità di migliorare continuamente, anche ora che non sono più giovane. E forse è per questo che scrivo questi articoli dedicati soprattutto agli Allievi, nel tentativo di ricambiare.

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Franco Caviezel

Il dr. Franco Caviezel (CVC003, C.lo del Bridge Venezia) è il medico federale. Specializzato in Neurologia, interessato soprattutto allo studio delle funzioni cerebrali superiori, appassionato di Psichiatria, è autore del libro "Bridge e cervello". Anche in campo bridgistico vanta un curriculum di tutto rispetto, avendo giocato per cinque volte nella Nazionale Italiana Senior, con la quale ha conquistato nel 2010 la medaglia di bronzo ai Campionati Europei di Ostenda.

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