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Esitazioni del dichiarante

Ciao Maurizio, ti scrivo per un chiarimento su una situazione abbastanza comune che si è creata allo scorso campionato a coppie open di Salso. Si tratta di un caso su cui credevo di avere le idee abbastanza chiare… Ma forse sbagliavo.
Allora io sono in presa difendendo contro un contratto a colore, ci sono Atout sia in mano che al morto, e devo uscire da Axxx dove il morto alla mia destra espone 2 cartine. Esco di piccola e il dichiarante, dopo una bella pensata, passa il Re da KQ10.
Una volta rientrato in presa, riesco di piccola per la (per me…) sicura Dama del mio compagno e il dichiarante passa la Dama e non perde prese nel colore. Non avevo alcun interesse di classifica e ho lasciato correre, ma a risultato segnato non ho potuto trattenermi dal dire che questo comportamento non è ammesso e andrebbe evitato (hai visto mai li incontro di nuovo…).
Apriti cielo, risposte sdegnate, e soprattutto la chiara percezione del fatto che per loro questo tipo di trucchetti è perfettamente lecito e quasi obbligatorio… Per farla breve abbiamo (anzi, direi “hanno”) chiamato l’Arbitro di sala per conoscere la regola, e qui sono cominciate le sorprese, almeno per me. Infatti l’Arbitro quando ho spiegato che dopo la pensata era stato giocato il Re in un primo momento ha detto “Embè, che differenza c’è?” e in seguito alle mie proteste ha proferito un flebile e dubbioso “Beh sì, sarebbe stato meglio passare la Dama”, senza minimamente dare l’impressione che avrebbero potuto esserci conseguenze sul risultato. Dato che, come già detto, del risultato non mi importava granché, abbiamo lasciato correre, e il risultato è stato solo che ho fatto la figura del pollo (ma ci sono abituato), saccente e ignorante (questo un po’ meno).
Allora, mi illumini in materia? Io avevo sempre saputo che il dichiarante dopo aver esitato è “tenuto” a giocare la più piccola delle carte equivalenti, mentre può ovviamente giocare quel che vuole se lo fa con il ritmo normale. E’ vero? E’ falso? E’ mezzo vero (nel senso che è tenuto ma se non lo fa l’unica cosa che rischia è un’occhiataccia…)?
Ciao, a presto.
Tiziano Di Febo (DFN013, Pescara Bridge)

Ciao Tiziano,
la situazione che descrivi è sì comune, ma non rientra (e anche questo è comune) negli atti illegittimi.
Andiamo con ordine, cominciando dalla normativa di riferimento (Articolo 73 del Codice di Gara):

D. Variazioni di tempo o di modo
1. È auspicabile, benché non sempre richiesto, che i giocatori mantengano un ritmo costante e non varino i modi. Tuttavia, i giocatori dovrebbero fare particolare attenzione quando le variazioni possono fruttare un beneficio alla loro linea. Altrimenti, il variare non intenzionalmente ritmo o modo in cui una licita o una giocata sono effettuate non costituisce di per se stesso un’infrazione. Le inferenze derivanti da tali variazioni possono essere appropriatamente desunte solo da un avversario, ed a suo proprio rischio.
2. Un giocatore non può tentare di fuorviare un avversario mediante rilievi o gesti, attraverso la fretta o la lentezza di una chiamata o di una giocata (come esitando prima di giocare un singolo), o con il modo nel quale una chiamata o una giocata vengono fatte, o per il tramite di una qualunque deviazione dalla corretta procedura che sia fatta di proposito.
[…]
F. Violazione delle proprietà
Quando da una violazione delle Proprietà descritta in questo articolo consegua un danneggiamento di un avversario innocente, se l’Arbitro determina che un giocatore innocente ha tratto una falsa inferenza da un rilievo, una modalità, ritmo o simili, di un avversario che non aveva una dimostrabile ragione bridgistica per la sua azione, e che avrebbe potuto sapere, al momento dell’azione, che il suo comportamento avrebbe
potuto portargli beneficio, l’Arbitro dovrà attribuire un punteggio arbitrale (vedi Articolo 12C).

Traducendo, “D” si occupa di determinare la corretta procedura (nella prima frase), mentre nella seconda – il linguaggio è un pochino oscuro, così che te ne offro la “traduzione” – si specifica che quando la variazione di tempo non è intenzionale, ovvero è stata determinata da un motivo bridgistico, non si è presenza di una violazione, e le inferenze che ne verranno tratte lo saranno a rischio e pericolo di chi lo fa.
La discriminante che porta all’applicazione di “F” è quindi squisitamente tecnica, e dipende, ovviamente, non solo dalle carte, ma anche – e molto – dal livello del giocatore in esame. Per esempio, esitare con un doubleton non ha senso per un giocatore da medio in su, ma ne ha per un principiante, il quale, avendo appena imparato che esiste qualcosa chiamato “conto” potrebbe attardarsi a pensare se sia il caso, o meno, di mettere in pratica l’insegnamento.
Nella circostanza che hai descritto, la presenza del “10” tra le carte del dichiarante fa sì che esistesse un solido motivo tecnico per pensare (si poteva passare il 10, appunto), per cui non esisteva più l’obbligo “chiarificatorio” (il mettere la Dama, o specificare agli avversari di non aver motivo di pensare) al quale accenni, e che è l’argomento dell’esordio della seconda frase di “D”. Avresti avuto invece ragione nel caso quel “10” fosse stata una scartina senza rilievo, o il Fante.
Cari Saluti,
Maurizio Di Sacco

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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

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