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Diavolo d’uno scozzese (1)

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Ecco il primo episodio della saga di Luca Marietti “Diavolo di uno scozzese”, dedicato alla strepitosa letteratura tecnica dello scozzese Hugh Kelsey

Vi parlo di Hugh Kelsey, forse il maggior scrittore di tecnica bridgistica di sempre.

Il suo Adventures in card play, prodotto insieme all’analista Géza Ottlik, è stato definito dall’Enciclopedia Ufficiale del Bridge il testo di livello più avanzato mai pubblicato; qualche centinaio di situazioni tecniche mai incontrate al tavolo oppure semplicemente mai riconosciute perché troppo complesse, ma al contempo un testo che chissà come si legge tutto d’un fiato.

Kelsey, oltre che grande campione e più volte capitano della Nazionale Inglese e poi Irlandese femminile, è stato uno tra i più prolifici autori.
Quando divoravo ogni sua pubblicazione ricordo che ero fiero di me stesso quando riuscivo a dipanare uno dei suoi rompicapo; e quando invece, ben più spesso, andavo alla pagina della soluzione, rimanevo un po’ affascinato e un po’ umiliato dalla logica della sua spiegazione, cui, a carte viste, sarei dovuto arrivare da solo.

Ma a tutto questo c’era un contraltare; se ti facevi prendere dal suo superbo modo di ragionare rischiavi poi di perderti nelle situazioni più comuni e facili.
Ho avuto tanti amici e compagni, appassionati dai libri del nostro autore, puro scozzese di Edimburgo, da ricercare in ogni smazzata la soluzione sotterranea, producendosi poi a fine turno di gioco in una infinita sequela di “ma se le carte erano così”, oppure “se l’avversario era stato così astuto da gettare il Re per farmi credere che…”.

Insomma, più che esperti sfortunati erano degli inesperti ambiziosi; e tante volte io stesso sono caduto in questo tipo di ragionamenti.
Comunque sia, ogni problema proposto dal nostro autore possiede uno spunto di insegnamento sul come ragionare al tavolo, e questo vale anche per i più esperti.

Vi proporrò dei quesiti in ordine crescente di difficoltà; il primo sembrerà quasi banale, ma solo a soluzione vista.

Contratto: 3SA da Sud, attacco Cuori.

A prima vista sembrano esserci tre soluzioni plausibili: [H]K e impasse a Quadri, [H]A e Quadri per la Dama del morto, oppure [H]A per iniziare con le Fiori, il colore più lungo.

Ma ogni mal divisione ci mette nei guai.

Eppure, se le Quadri sono divise non peggio che 4-1, siamo in una botte di ferro.
Guardate: [H]A e [D]A; se un avversario non risponde passiamo alle Fiori, se no muoviamo Quadri verso la Dama.
Con la 3-2 il problema non si pone, se Ovest ha Q10xx dovrà lisciare, pena lo sviluppo del colore; incassate impunemente due prese a Quadri muoveremo Fiori e con ciò arriveremo a nove prese minimo, anche con la 4-1 nel colore.
Se è Est ad avere il controllo potremo ottenere quattro prese nel colore con l’impasse al 10.
In sostanza, per andar sotto bisogna trovare la 5-0 a Quadri e la 4-1 a Fiori.
Facile, in teoria, ma alle selezioni per la nazionale inglese più della maggior parte dei contendenti presero di Asso per muovere Fiori; colore 4-1 e impasse a Quadri che non filò, ciao ciao.
Mano che si sbaglia al tavolo ma magari si risolve a tavolino, sapendo che c’è un problema nascosto.

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Luca Marietti

Luca Marietti (MRC020, A.B.A./T.C.A. Milano) gioca a Bridge da trent'anni e da subito si è appassionato anche all'aspetto giornalistico. E' stato prima collaboratore, poi redattore del Bollettino Milano Bridge, distribuito nei circoli del capoluogo lombardo. Dalla fine degli anni '80 gli articoli di Luca sono stati pubblicati regolarmente sulla rivista federale Bridge D'Italia. La sua profonda passione, il suo talento con la penna e il suo squisito umorismo hanno spinto Luca a scrivere tre libri di Bridge a scopo benefico: "La Bridgiade", "Buonbridge" e "La storia del Bridge", quest'ultimo pubblicato anche dalla Federazione. Quando il lavoro glielo permette si dedica anche all'insegnamento del nostro sport. Nel suo palmares vanta due Campionati Italiani e una manciata di Tornei Nazionali.

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