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Intervista a Federica Buttò

Federica Buttò

Bridge D’Italia Online incontra Federica Buttò, 24 anni, componente della Nazionale italiana femminile under 26.

butto2Puoi presentarti?

Sono Federica Buttò e ho 24 anni. Sono nata a Catania, vivo a Catania e studio giurisprudenza a Catania.

Da quanto tempo giochi a bridge e come hai cominciato?

Ho iniziato a 16 anni con la scuola bridge, poi ho cominciato a dedicarmici più seriamente verso i 18 anni.

Cosa ti piace di più del bridge?

Il fatto che sia un gioco di logica, che sfida le tue abilità matematiche e psicologiche. La tenuta psicologica è importante.
Mi piace anche che sia un gioco di coppia, che quindi ti obbliga a instaurare un rapporto con il tuo compagno e con i compagni di squadra. E’ fondamentale creare gruppo e l’aspetto sociale è molto appagante.

Quanti del gruppo con cui hai iniziato giocano ancora?

Solo io. Alcuni dei miei amici, dopo aver iniziato, hanno continuato con il Bridge a Scuola e sono stati Allievi per un paio d’anni, ma poi ci siamo dispersi e ho continuato solo io.

Secondo te qual è il motivo di questa dispersione?

Il passaggio dal Bridge a Scuola al circolo è stato per loro molto più traumatico che per me. Il motivo è che, dato che entrambi i miei genitori giocano a bridge, io frequentavo il circolo da quando ero molto piccola, quindi conoscevo già tutti i soci ed è stato semplice ambientarmi. Per i miei amici, invece, è stato molto più difficile, perché non conoscevano nessuno e a volte non potevano andare tutti insieme, così a poco a poco hanno smesso.

Quanto ti impegna il bridge?

Negli ultimi anni abbastanza, perché facendo parte della nazionale juniores femminile ho avuto vari impegni a livello internazionale. Io e la mia compagna Caterina Burgio ci siamo allenate molto, abbiamo dovuto studiare il sistema e acquisire feeling, non soltanto a livello bridgistico ma anche caratteriale. Questo secondo me è fondamentale: non potrei mai giocare con qualcuno con cui non ho buoni rapporti anche nella vita.
Quando posso vado al circolo anche tre volte a settimana. Quando sono sotto esame, invece, al massimo una volta a settimana. Però a volte gioco anche su BBO.

Quali sono stati i tuoi migliori risultati agonistici finora?

A livello internazionale, nel 2013 il bronzo in Polonia (European Youth Team Championships – Girls Teams, ndR), nel 2012 il bronzo in Cina (World Youth Team Championships – Girls Teams, ndR). In Danimarca (European Youth Pairs Champioships – Girls Pairs, ndR) siamo arrivate in finale al coppie ma non siamo andate oltre.

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Come hai cominciato a rappresentare l’Italia?

Dario Attanasio, che è stato il mio maestro, mi ha segnalata ad Emanuela Capriata, che stava cercando delle ragazze per costituire un vivaio femminile. Emanuela mi ha contattata, abbiamo cominciato ad allenarci su BBO e poi mi ha convocata per un raduno a Roma nel 2009.

Il fatto di non essere di Roma, a differenza di altre coppie della nazionale, ti pesa?

Un po’ sì, perché comunque avere la coach nella tua stessa città è sicuramente un fattore importante per la tua crescita, perché quando hai dei dubbi o ti vuoi allenare incontrarsi e parlare o giocare è più facile. Anche avere la compagna nella stessa città naturalmente aiuta. Quindi dal punto di vista geografico direi che in effetti sono un po’ svantaggiata, però al giorno d’oggi la tecnologia in qualche modo, anche se non completamente, compensa.

Quali sono i tuoi punti di riferimento bridgistici? E quali i tuoi giocatori preferiti?

Punti di riferimento sono Dario Attanasio e Giuseppe Failla.
Mi è capitato di avere la fortuna di angolizzare Agustin Madala e Norberto Bocchi, che sono la mia coppia di campioni preferita.
Se dovessi scegliere un compagno per una sera sceglierei proprio Agustin.

butto1Qual è il punto di forza della tua coppia con Caterina?

L’affiatamento personale, che è stato raggiunto piano piano negli anni. Caterina ha un difetto: certe volte parla prima di pensare. Dovrebbe contare fino a cento, e poi parlare. Però è una ragazza bravissima, buonissima e un’ottima amica. Inizialmente abbiamo avuto qualche difficoltà a ingranare perché non ci conoscevamo bene, ma ora che ci conosciamo siamo molto amiche. Mi tiene in considerazione, ha stima di me, ci confidiamo…
Bisogna imparare a conoscere la persona con cui si gioca, i suoi pregi, i difetti, le sue abitudini… E imparare a rapportarsi con lei.

Dal punto di vista bridgistico, invece, direi che il nostro pregio è la regolarità: non facciamo giocate eccelse ma neanche errori banali.

Dove dovreste migliorare, secondo te?

Io credo che dovremmo allenarci di più nel gioco della carta.

Rappresenti la Nazionale femminile. Il bridge è uno sport della mente, quindi a qualcuno sembra discriminatoria la separazione fra categoria open e femminile. Tu cosa ne pensi?

A livello idealistico sicuramente lo considero una discriminazione anche io. Però è vero che l’approccio maschile al gioco è sicuramente diverso dall’approccio femminile, con le dovute eccezioni. Ricordo che quando ho cominciato a giocare un mio amico mi disse: quando un uomo gioca a bridge per lui è una sfida della vita. Si gioca il suo orgoglio ed onore. Quando la donna gioca a bridge pensa a tante cose, alla cena, ai figli e alle amiche. Non sono pienamente d’accordo con queste parole un po’ maschiliste, ma penso sia vero che l’approccio degli uomini sia più aggressivo. Quindi, sebbene sia discriminatorio, ritengo comunque giusto che le categorie siano separate. Giusto anche da un punto di vista pratico. Se non ci fosse la categoria donne, quante squadre open prenderebbero donne? Probabilmente nessuna e di conseguenza anche il movimento bridgistico ne risentirebbe.

butto4Come si potrebbe secondo te diffondere il bridge fra i giovani?

Al primo campionato juniores italiano a cui ho partecipato, nel 2008, c’erano 100 ragazzi. Ora invece sono molto diminuiti. Secondo me il Bridge a Scuola è molto importante, così come a livello universitario. Penso che bisognerebbe inserire un corso universitario con attribuzione di crediti. Ci vorrebbero insegnanti giovani o giovanili, persone appassionate che sappiano prendere i ragazzi nel modo giusto. Tutto parte dalle persone, la trasmissione della passione per il bridge è molto importante. A Catania c’è un’insegnante, Tiziana Tuttobene, che ha entusiasmo da vendere, è una persona positivissima e infatti ha un sacco di allievi.
Quindi sicuramente bisogna investire sulle persone che valgono.
Il problema, però, è il successivo inserimento nei circoli. Questo può scoraggiare i giovani a continuare.

Come concilierai il tuo futuro professionale, che sarà intenso, con la tua attività bridgistica?

Sono abbastanza fortunata, perché nella mia Associazione sono tenuta in considerazione, anche quando si tratta di giocare con agonisti esperti o di fare la squadra del Societario. Sicuramente non vivrò di bridge, perché punto a una carriera giuridica. Però è un gioco bellissimo e non ho nessuna intenzione di smettere. Quando non sarò più juniores, per forza di cose la mia attività agonistica diminuirà, però, se gli agonisti della mia Associazione avranno ancora questa considerazione di me, continuerò a giocare campionati come il Societario.

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Francesca Canali

Francesca Canali da alcuni anni è responsabile della trasmissione Vugraph durante i Campionati. Da Gennaio 2013 collabora con la sala stampa della FIGB.

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