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Il futuro del bridge è donna

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Non occorrono approfondite indagini statistiche per rendersi conto che le donne ben presto domineranno lo scenario del mondo del bridge.

Sono in maggioranza come giocatrici, sono in maggioranza come Allieve nelle scuole di bridge, sempre più numerose tra i direttori di gara, insegnanti, amministratrici di circoli, organizzatrici di eventi.

Non ci vorrà molto tempo prima che colmino completamente , seppure esiste, il divario tecnico con il bridge maschile.

Del resto le donne sono sempre di più considerate all’altezza dei colleghi di sesso opposto, nel bridge più che in qualsiasi altro sport fisico.
Basti vedere le numerose presenze femminili inserite nella Bridge Hall of fame, vuoi per meriti agonistici, vuoi per contributi di vario genere allo sviluppo del gioco.
Da Helen Sobel-Smith, prima donna ad essere ammessa nel 1995 e riconosciuta come la più grande giocatrice di tutti i tempi, a Gail Greenberg inserita lo scorso 2013, personalità totalmente dedita al bridge come giocatrice, autrice, insegnante ed amministratrice.

VivaldiRossanoNon è inusuale trovare tra le coppie più forti del mondo fianco a fianco – pardon, vis-à-vis – formidabili giocatrici in coppia mista che si cimentano con successo negli open a coppie o a squadre.
Come quella formata da Enza Rossano e Antonio Vivaldi, un collaudatissimo sodalizio che ha vinto, tra l’altro, un Campionato del Mondo a coppie miste.

E ci sono donne protagoniste del bridge anche in qualità di sponsor e di “capitane” come Maria Teresa Lavazza, artefice delle più grandi affermazioni mondiali del nostro più recente Blue Team.

Giocatrici italiane sono entrate a far parte della Storia del bridge a pieno titolo.
Un esempio per tutti è rappresentato dalla grande Anna Valenti, unica italiana annoverata dalla WBF tra le prime 8 più forti giocatrici del passato e World Women Grand Master, insieme alle compagne Marisa Bianchi, Luciana Capodanno e Marisa D’Andrea.

Considerata la giocatrice italiana più forte di tutti i tempi, Anna poteva permettersi di dare lezioni di tecnica anche ai colleghi maschi.
Con un suo “consiglio” partecipò nel 1975 al prestigioso “Bols Tips”, un concorso sovraffollato di superstar maschili, da Terence Reese a Zia Mahmood, riservato ai migliori suggerimenti sul gioco.

Anna Valenti“Non abbiate fretta di battere gli atout” avvertiva la Valenti nel suo articolo, in netto contrasto con il monito ricorrente delle migliaia di inglesi buttatisi nel Tamigi per non averlo fatto.

Il presupposto è un colore d’atout generalmente diviso 4-4, che potrebbe non sopportare una cattiva divisione (4-1 o 5-0), il che accade all’incirca una volta su 3.

Un sintomo può essere una certa debolezza del colore di atout, piuttosto bucato, o la necessità di sviluppare prese aggiuntive di taglio, oppure una dichiarazione molto competitiva, campanello d’allarme che preannuncia una cattiva divisione.

Ma anche con un solido colore di atout una sola battuta prematura può risultare pericolosa e induce a considerare strade alternative per realizzare il proprio contratto senza toccare affatto gli atout.
La nostra campionessa riportava alcuni esempi, tra i quali quello che segue.

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Dopo l’apertura di 1[C] di Ovest e l’ostinato mutismo di Est, arrivate nel bene o nel male alla manche a Picche, giocata da Sud con attacco [C]Q.

Contate 8 prese di testa, 4 in atout + 2 a Fiori + 2 a Cuori cedendo il Re, e visto che l’eventuale affrancamento di una Quadri oltre ad essere problematico non sarebbe sufficiente e difficilmente riuscirete ad affrancare la quarta Fiori, vi occorrono 2 tagli per totalizzare 10 prese.

Può sembrare una buona idea battere un paio di atout, sbloccando l’[H]A, forzare il [H]K sicuramente in Ovest e cedere 1 atout nell’eventuale taglio a [C] da parte di Est. Ma nel completare il vostro disegno sarete costretti a cedere la mano a Quadri o a Fiori ad un avversario che potrebbe essere in possesso dell’ultimo atout e un suo ritorno limiterebbe a nove le vostre prese.

Pensate allora di cautelarvi battendo un solo colpo d’atout, ma se ci pensate bene, neanche questo garantisce la riuscita del vostro contratto contro una cattiva divisione. L’unica strada percorribile senza eccessivi rischi è quella di prendere al morto l’attacco, sbloccarvi a Cuori e giocare subito Quadri. Ovest darà un taglio a Fiori ad Est, il cui miglior ritorno sarà atout. Cosa potrà mai succedere?

Sorpresa: gli atout più che mal divisi sono divisi malissimo. Scoprite infatti la 5-0, ma ormai nessuno può impedirvi di realizzare il vostro piano. Al morto con l’atout, tagliate una Quadri, forzate di taglio il [H]K e tagliate un’altra Quadri, sull’onore di Cuori franco scartate l’ultima Fiori del morto e proseguite con altri 2 tagli vincenti, cedendo alla fine in tutto solo 3 prese. Se aveste battuto anche una sola volta atout, il contratto sarebbe stato irrimediabilmente compromesso.

Questa la smazzata completa:

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Fate attenzione, quindi, agli atout e cercate di ipotizzare anche la possibilità di una loro pessima suddivisione, rimandando, se possibile, la battuta. Se seguirete questo prezioso consiglio di Anna Valenti, porterete a casa inaspettatamente tanti ottimi contratti.

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Giacomo Andrea Crucinio (CRM010, Milano Bridge), laureato in fisica, docente, giornalista, consulente di editoria aziendale e uffici stampa per società in gran parte high tech, ha come principali interessi musica, cinema e, naturalmente, bridge. E’ sposato, 3 figli (unica pecca: nessuno di loro gioca a bridge). “La passione per il bridge è scaturita in un fumoso bar della Facoltà di Scienze di Milano. Mi ha affascinato subito, ma impegni personali, familiari e di lavoro non mi hanno permesso di praticarlo con quella assiduità che avrei voluto. Pur non avendo mai smesso di seguirne le vicende, la mia pratica del bridge si è concentrata di più sugli aspetti teorici, certamente non emozionanti come le smazzate ‘vissute’ direttamente al tavolo, ma non meno interessanti. Strada facendo ho annotato dubbi, riflessioni o analisi su argomenti mai veramente risolti, come quello delle prese totali, che spero di pubblicare in un prossimo futuro. La firma red.jack è una vecchia abitudine di firmare articoli di settori diversi con nomi e sigle diverse. In questo caso è un nickname di sapore più attuale”.

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