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“Sai come si gioca a Bridge?” Il sondaggio americano

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La Società Bridge Base Inc., che ha sede negli Stati Uniti, ha deciso di condurre un sondaggio tramite un apposito servizio di Google con lo scopo di comprendere quanto sia ancora diffuso il bridge nella loro nazione.
Nel 2005 l’ACBL (American Contract Bridge League, ovvero la Federazione americana) aveva effettuato uno studio analogo, ma con metodo diverso (appoggiandosi ad Equation Research, una compagnia specializzata nelle ricerche di settore).

Abbiamo chiesto a Giacomo Crucinio, alias Red Jack, di aiutarci nell’interpretazione  dei dati del più recente dei due studi, risalente proprio al Marzo 2014. (FC)

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Sai come si gioca a Bridge?

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Una domanda semplice, spesso rivolta ad un amico, un parente o un conoscente, magari nella speranza di ricevere una risposta positiva e di trovare un possibile “compagno di carte”. A questa domanda Google ha dato una risposta alquanto articolata, che fotografa in modo puntuale il mondo del Bridge, anche se limitato a quello statunitense.

In un rapporto pubblicato alcuni giorni fa, il gigante dei motori di ricerca ha segmentato la popolazione adulta dei cibernauti (18+ anni) per sesso, età, territorio e reddito, attraverso il suo servizio di sondaggi online, Google Consumer Surveys.
I risultati sono estremamente interessanti, anche se vanno presi con le dovute precauzioni, in quanto questo tipo di ricerche presenta diverse limitazioni.

L’81,6% degli intervistati non sa neanche cosa sia il Bridge e il 6,1% non sa cosa rispondere. Ma non è un dato scoraggiante, nonostante le apparenze. Il 12,4% ha risposto positivamente, il che significa che circa 30 milioni di americani sanno come si gioca a Bridge, se consideriamo il campione del web rappresentativo dell’intera popolazione adulta (circa 240 milioni di individui dai 18 anni in su).
Un bacino enorme di potenziali giocatori che fa impallidire gli attuali circa 170.000 iscritti all’ACBL (American Contract Bridge League).

Sondaggio bridge

Le donne sono quelle che maggiormente non conoscono il Bridge (87% contro il 75,7% degli uomini) e sono appena un po’ più di un terzo rispetto agli uomini quelle che lo conoscono (6,5% contro il 18,3%).

La risposta considerando solo le donne:

Sondaggio Bridge

La risposta considerando solo gli uomini:

surv3bUn risultato incoraggiante riguarda coloro che sanno come si gioca suddivisi per fasce di età.
In testa con il 18,4%, sorprendentemente ci sono i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, seguiti a ruota dagli ultra 65enni (13,2%). Fanalino di cosa la fascia di età compresa tra 35 e 44 anni che conta solo l’8,8%, dato comprensibile visto che in quell’età si sovrappongono altri impegni, come la famiglia e la carriera.

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In fatto di attendibilità, i risultati sembrano coerenti con quelli ottenuti dall’ACBL in un precedente sondaggio del 2005, non realizzato attraverso il web, e non se ne discostano molto in termini statistici a parte una diversa popolazione, cresciuta nel frattempo.

sondaggioDobbiamo comunque rilevare l’ambiguità della domanda originale: Do you know how to play Bridge (sai come si gioca a Bridge)? In effetti non si chiede se si sa giocare o se si gioca effettivamente e con quale frequenza e non si fa alcuna distinzione tra giocatori e non giocatori.
Ambiguità a parte, rimane sempre un bel numero di persone che sanno che cosa è il Bridge e dovrebbero essere incoraggiate in qualche modo a far parte della comunità dei bridgisti praticanti.

Curiosità. Si crede che in qualche modo il Bridge sia un gioco per ricchi. Ebbene i dati del sondaggio mostrano che tutti gli intervistati con un reddito superiore ai 100 mila dollari l’anno non conoscono affatto il Bridge, mentre quasi un terzo (32,7%) di coloro che lo conoscono ha un reddito compreso tra i 50 e i 75 mila dollari. E diversamente da quanto si potrebbe pensare, la concentrazione di potenziali bridgisti è nettamente a favore dei piccoli centri (15%) rispetto alle grandi città (11,1%).

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Peccato che nei risultati non siano inclusi dati riguardanti i più giovani, gli under 18, quelli che frequentano ancora la scuola dell’obbligo e per i quali sono in atto numerose iniziative di promozione per far conoscere loro il Bridge.

Come abbiamo sottolineato all’inizio, la ricerca si basa solo sugli Stati Uniti e sarebbe certamente interessante poterla estendere ad altre realtà.
In attesa di sondaggi più specifici riguardanti il Vecchio Continente, se consideriamo valide le percentuali riportate, per l’Italia dovremmo aspettarci circa 5,6 milioni di persone che già conoscono il Bridge. Forse un numero esagerato, ma ammesso di ridimensionarlo di un fattore 10, rimarrebbero pur sempre più di 500 mila bridgisti potenziali che aspettano di essere coinvolti. Vi sembra ancora un dato troppo elevato? Prendiamo allora in considerazione la Francia, che ha una popolazione di appena il 10% superiore a quella italiana. Gli iscritti alla Federazione Francese di Bridge sono circa 100.000 e i nostri cugini d’Oltralpe si stanno dando un sacco da fare in fatto di promozione, evidentemente perché si aspettano di incrementare in modo significativo questo numero.

Individuare chi sa già come si gioca rappresenta un primo passo per impostare delle strategie di “marketing” mirate ad una maggiore diffusione del Bridge e ad un incremento dei giocatori che lo praticano attivamente, e i dati forniti dal sondaggio elaborato da Google possono servire proprio a tale scopo.

Tutti i risultati del sondaggio

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Red Jack

Giacomo Andrea Crucinio (CRM010, Milano Bridge), laureato in fisica, docente, giornalista, consulente di editoria aziendale e uffici stampa per società in gran parte high tech, ha come principali interessi musica, cinema e, naturalmente, bridge. E’ sposato, 3 figli (unica pecca: nessuno di loro gioca a bridge). “La passione per il bridge è scaturita in un fumoso bar della Facoltà di Scienze di Milano. Mi ha affascinato subito, ma impegni personali, familiari e di lavoro non mi hanno permesso di praticarlo con quella assiduità che avrei voluto. Pur non avendo mai smesso di seguirne le vicende, la mia pratica del bridge si è concentrata di più sugli aspetti teorici, certamente non emozionanti come le smazzate ‘vissute’ direttamente al tavolo, ma non meno interessanti. Strada facendo ho annotato dubbi, riflessioni o analisi su argomenti mai veramente risolti, come quello delle prese totali, che spero di pubblicare in un prossimo futuro. La firma red.jack è una vecchia abitudine di firmare articoli di settori diversi con nomi e sigle diverse. In questo caso è un nickname di sapore più attuale”.
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