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Un po’ di discrezione (2)

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Un po’ di discrezione (1) – Prima parte

Riprendiamo il discorso relativo ai casi di Richieste e Concessioni di prese presentando un caso in due forme diverse. In una, la soluzione è relativamente semplice, ed illustra il principio generale da seguire in casi simili; nell’altra, il nostro proteiforme problema è invece estremamente complicato, tanto che, ancora e più come quello già visto, è difficile proporre una risposta che abbia valore assoluto. Anche questo viene dal Campionato Sudamericano.

Cominciamo dal facile. Sud gioca 4Picche, dopo che Ovest ha interferito a Cuori ed Est ha appoggiato; la licita ha reso evidente che Sud sta giocando con sette atout. L’attacco è il Fiori10 (come direbbe Pietro Forquet: un evidente singolo):

Il dichiarante batte tre giri di atout mentre Ovest scarta una Cuori, e poi muove Quadri per l’Asso di Ovest. Questi ritorna con l’CuoriA, ed un’altra Cuori. Sud scarta una Fiori, Est prende, e Sud scopre le carte reclamando tutte le restanti prese.

Naturalmente, E/O chiamano l’Arbitro, proclamando di aver “sempre saputo” che quando c’è ancora fuori un’atout bisogna perderla.

Vediamo ora quello complicato. Il diagramma è lo stesso, ma con una piccola, fondamentale variante (questo era il caso vero, per mia sfortuna):

Tutto uguale il gioco. A voi.

Questa volta, il problema è davvero di pertinenza dell’Articolo 70 del Codice di Gara, paragrafo C:

[message_box title=”ARTICOLO 70 – RICHIESTE E CONCESSIONI CONTESTATE” color=”blue”]

[…]
C. Vi è ancora fuori un’atout
Quando rimanga ancora fuori almeno un’atout in una delle mani degli avversari, l’Arbitro dovrà assegnare una o più prese agli avversari se:
1. il richiedente non ha fatto cenno a quell’atout e
2. è possibile pensare che il richiedente, al momento della sua richiesta, non avesse coscienza di un’atout rimasta nelle mani degli avversari, e
3. avrebbe potuto perdere una presa a favore di quell’atout con qualsiasi gioco normale43.
43 Per gli scopi dell’Articolo 70 del Codice di Gara e dell’Articolo 71 del Codice di Gara, “normale” include un gioco che sarebbe disattento o inferiore al livello del giocatore coinvolto.

[/message_box]

Per dare una presa ad E/O, bisogna che tutti e tre i punti vengano soddisfatti. II punto 1 lo è: l’atout non è stata menzionata.
Prima di passare al cruciale punto 2. vediamo invece il 3. : è possibile o no, nell’ambito di un gioco “normale” (dove il termine “normale” è descritto nella nota 43), che Sud ceda una presa a favore dell’atout in mano avversaria?

La risposta è un facile “sì”, ma facile solo se si conosce quello che è l’approccio che ogni Arbitro deve avere in questi casi, e non se si guarda al problema dal comune punto di vista dei giocatori. L’obiezione che viene infatti d’abitudine sollevata è: “beh, è ovvio che Sud, prima di fare qualunque altra cosa, giocherà il PiccheJ giusto ad evitare accidenti”.

Purtroppo, non si può essere assolutamente certi di questo, e bisogna ricordare che:

[message_box title=”ARTICOLO 70 – RICHIESTE E CONCESSIONI CONTESTATE” color=”blue”]

A. Obiettivo generale
Nel giudicare su una richiesta o una concessione contestata, l’Arbitro aggiudicherà il risultato del board nel modo più equo per entrambe le linee, ma qualsiasi elemento dubbio, come nel caso di una richiesta, dovrà essere risolto contro il richiedente.

[/message_box]

Non si può essere assolutamente certi, perché l’approccio a questi casi deve invariabilmente essere di questo tipo: per Sud le sue carte sono del tutto equivalenti (in generale: è chiaro che non si pretende che giochi una piccola Fiori o una piccola Quadri, perché questo sarebbe irrazionale; qui bisogna intendere che giocare un colore o l’altro è equivalente), quindi, se non gioca il PiccheJ prima delle Fiori, prende un taglio.

Anche 3. è dunque soddisfatto, ma manca ancora 2.: è o no possibile che Sud abbia perso il conto delle atout, nell’ambito di un gioco distratto ma non irrazionale?

Per rispondere, bisogna analizzare il gioco, ed è per questo che agli Arbitri viene raccomandato, quando intervengono al tavolo in un caso di richieste e concessioni di prese, di chiedere lo svolgimento dell’intera mano, carta per carta, non omettendo nemmeno la licita. Perché se è vero che i giocatori di norma presentano il problema con solo riferimento alla posizione finale, è però evidente che la soluzione raramente si trova solo lì: molto più spesso, gli elementi determinanti di giudizio si trovano nel gioco pregresso, e qualche volta nella dichiarazione (un paio di campionati fa, per esempio, un difensore pretendeva che il dichiarante, dopo aver steso le carte, manovrasse in maniera coerente con il doubleton di Picche a sinistra, ovvero in mano a colui che aveva aperto di 3Picche!).

Nel primo caso, un Sud che avesse dimenticato l’atout avversaria, avrebbe certamente tagliato il ritorno a Cuori, dato che scartando avrebbe regalato una presa agli avversari senza alcun motivo per farlo. Tutte di Sud.

Nel secondo, però, sebbene si possa usare lo stesso argomento – Sud dispone di dieci prese sia tagliando che scartando, quindi sembra dare l’impressione di voler mantenere il controllo delle atout – la situazione è più complicata, perché è forse possibile che Sud non abbia tagliato per provare a fare una presa in più quando Ovest fosse tornato di piccola sotto K.

Tuttavia – anche questa volta la licita viene in aiuto – Ovest sa che Sud non ha più Picche, ovvero che Est ne ha ancora una: se avesse il CuoriK lo avrebbe giocato per promuoverla. O no?

Vero, ma c’è un argomento contrario: se Ovest avesse il solo CuoriA, avrebbe dovuto giocare piccola, e non l’A. Quale errore ha commesso Ovest?

Questa domanda per farvi capire che si tratta di un vero ginepraio: trovato un argomento a favore di una soluzione, se ne trova anche un altro contrario. Ma se c’è un dubbio, l’Articolo 70 del Codice di Gara, paragrafo A ci dice che bisogna dare ragione ad E/O. Dunque?

Da un lato sono stato sfortunato: se Ovest avesse giocato piccola Cuori, questo guaio non sarebbe capitato, ma dall’altro no, perché si giocava un KO (semifinale dello Squadre Signore) e la mano era ininfluente!

Sinceramente, la margherita è difficilissima da sfogliare, ma, in generale, temo si debba dare torto al dichiarante. Non voglio essere assolutista, perché le sensazioni dell’Arbitro che intervenga al tavolo sono rilevanti in circostanze come queste dove la linea divisoria tra la ragione e il torto è sottilissima. Se, per esempio, il giocatore che ha fatto la richiesta affermasse subito, e senza batter ciglio, che aveva scartato per mantenere il controllo delle atout, e l’Arbitro “avvertisse” che sta dicendo il vero, il giudizio cambierebbe.

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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

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