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Un po’ di discrezione

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Questo è un articolo che parla di aspetti regolamentari, ma tanto per convincervi a leggerlo comincia con un problema di gioco. Supponete di essere impegnati nell’ottimistico contratto di 7Picche, e che dopo l’attacco di Quadri10 vi troviate a contemplare questo scenario:

State bene attenti alla sincronizzazione delle mosse, perché un solo errore sarebbe fatale.
Dunque: sostanzialmente, si deve fare il sorpasso a Fiori, ed al tempo stesso proteggersi da un eventuale PiccheJ quarto in mano ad Est (se ce l’ha Ovest, ci vorrebbe la sfera di cristallo, ma come per i cellulari, non si possono portare in sala da gioco!).

Bisogna quindi andare al morto in atout, giocare Fiori per la Dama, risalire al morto in atout e, scoperta la cattiva distribuzione delle Picche, incassare l’CuoriA e proseguire in atout.

Maurizio Di SaccoQuesta è una mano del Campionato Sudamericano appena conclusosi a Santiago del Cile, nell’ambito del quale svolgevo la funzione di Championship General Manager ed Arbitro responsabile. Solo sette dei sessantaquattro dichiaranti impegnati con quelle carte, ai vari livelli licitativi, hanno raggiunto il traguardo delle 13 prese.

Fin qui il gioco. Passiamo ora al regolamento, cominciando da una premessa.
Troppo spesso, leggo frasi del tipo “gli Arbitri non sono d’accordo su questo o quell’altro argomento”, oppure “c’è troppa discrezionalità nel Codice”, o anche “si devono mettere d’accordo” e così via.

Ebbene, seppure l’argomento sia lungi dall’essere deterministico, posso però garantire che, come ho detto e scritto infinite volte, nella quasi totalità dei casi di soluzioni ce n’è una sola, e questa è dettata dal Codice, dalle interpretazioni in merito del WBF Laws Committee, e dalla pratica internazionale. Chi faccia, agisca o decida diversamente da quelle linee guida, sbaglia, semplicemente ed arbitrariamente.

Tuttavia, ci sono due argomenti nei quali, in talune circostanze, la differenza tra ciò che è giusto e quello che è sbagliato è estremamente sfumata, in quella zona grigia dove, direbbe Montale, “natura ed arte si confondono”.

Uno è estremamente tecnico – la definizione di “serio errore” – e di rara applicazione, per cui ve lo risparmio. L’altro, invece, fa parte della vita di tutti i giorni: Richieste e Concessioni di prese.

Torniamo adesso alla mano di cui sopra, della quale vi faccio vedere il totale:

L’eroe della nostra storia ha avuto la sfortuna (capirete poi perché uso questo termine e non quello opposto) di giocare contro un Ovest così scarso (altra definizione non mi viene) da trovare opportuno attaccare con il FioriJ contro 7Picche!!!

Con mani tremanti (sono andato io al tavolo), Sud ha esposto immediatamente tutte le carte, affermando trionfante “tutte mie”. Ahimè, c’era un problema, visibile in Est, ed è stato chiamato l’Arbitro.

Cosa ne pensate?

Vediamo di cominciare ad incardinare il problema nel corretto ambito regolamentare. Prima di tutto, diciamo che non è il caso di utilizzare la specifica norma che tratta di quei casi nei quali c’è ancora fuori un’atout:

[message_box title=”ARTICOLO 70 – RICHIESTE E CONCESSIONI CONTESTATE” color=”blue”]

[…]
C. Vi è ancora fuori un’atout
Quando rimanga ancora fuori almeno un’atout in una delle mani degli avversari, l’Arbitro dovrà assegnare una o più prese agli avversari se:
1. il richiedente non ha fatto cenno a quell’atout e
2. è del tutto probabile pensare che il richiedente, al momento della sua richiesta, non avesse coscienza di un’atout rimasta nelle mani degli avversari, e
3. avrebbe potuto perdere una presa a favore di quell’atout con qualsiasi gioco normale43.
43 Per gli scopi dell’Articolo 70 del Codice di Gara e dell’Articolo 71 del Codice di Gara, “normale” include un gioco che sarebbe disattento o inferiore al livello del giocatore coinvolto.

[/message_box]

Non si può usare questa norma, in particolare, perché non viene soddisfatto il punto 2: è di tutta evidenza che il dichiarante non si era certo dimenticato che ci fossero ancora fuori delle atout. Quella giusta è invece:

[message_box title=”ARTICOLO 70 – RICHIESTE E CONCESSIONI CONTESTATE” color=”blue”]

A. Obiettivo generale
Nel giudicare su una richiesta o una concessione contestata, l’Arbitro aggiudicherà il risultato del board nel modo più equo per entrambe le linee, ma qualsiasi elemento dubbio, come nel caso di una richiesta, dovrà essere risolto contro il richiedente.
L’Arbitro procederà come segue.
[…]

[/message_box]

Qualche parola va spesa nell’esegesi del testo e, in particolare, bisogna sciogliere la solo apparente contraddizione che sembra esistere tra il termine “equo” (per entrambe le linee) e quanto segue, ovvero che “qualsiasi elemento dubbio” va risolto a favore degli innocenti.
Si tratta di un elemento non di poco conto, dato che – a proposito di errori, e non di divergenza di opinioni – taluno insisteva a leggere solo la prima parte ignorando la seconda, così assegnando punteggi arbitrali secondo equità, mentre era risaputo che gli stessi erano e sono proibiti. “L’eresia” è continuata finché il WBF Laws Committee non ha esplicitamente deliberato in merito (Veldhoven 2011).

Quell’”equo” si deve leggere alla luce della nota 43, vista prima: si può assegnare al partito colpevole financo un gioco distratto, e persino inferiore alla categoria del giocatore coinvolto, ma non si può andare oltre, come era invece fino al 1987, ovvero costringerlo a giocare in maniera assurda. Così come è equo, assegnare agli innocenti qualunque linea di gioco che ci aspetterebbe dal loro livello di gioco, o anche qualcosa di meglio, ma senza esagerare.

Tuttavia, qualunque dubbio residui, per minimo che sia, questo deve essere invariabilmente risolto a favore degli innocenti. E’ così ovvio che un punteggio ponderato non può mai essere possibile (proprio il dubbio, e la sua irrisolvibilità, è alla base dei punteggi ponderati).

In sostanza, quindi, nella mano in questione bisogna chiedersi: “Giocare il PiccheK nel primo, o nel secondo giro nel colore, è irrazionale oppure no? Ovvero, è possibile farlo, nell’ambito di un gioco distratto?”

Prima di rispondere, pensate a questo: al momento nel quale Sud ha steso le sue carte, non sembrava minimamente preoccupato del PiccheJ, o, in altre parole, pensava che sarebbe caduto senza problemi, magari perché credeva di averlo (capita davvero), o perché credeva di avere nove atout.

Questa premessa dovrebbe suggerire la risposta: è vero che sarebbe quanto mai maldestro, a condizioni normali, bloccare le Picche, ma non per un giocatore che del PiccheJ non si cura. Dunque, 7Picche-1.

Giusto per capire quante sfumature di Nero, Rosso e Grigio ci possano essere in materia, il caso sarebbe stato molto diverso se il giocatore in questione avesse detto, al momento della sua richiesta: “tutte mie, a meno che il PiccheJ non sia quarto”. In quel caso, infatti, avrebbe dimostrato di essere cosciente del fatto che il PiccheJ poteva rappresentare un problema; ma allora, giocare AQ nell’ordine diventa automatico: 7Picche fatte.

Il ragionamento di cui sopra non è però così automatico, e sebbene abbia discusso la materia con il Capo Arbitro della WBF, e seppure lui la veda esattamente come me, non mi sentirei di crocifiggere un Arbitro che dovesse decidere in maniera opposta (del resto, non si può che dire bianco, o nero, come già spiegato).

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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

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