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American Bridge Tour alla scoperta dell’Italia

Paolo Clair, Jade Barrett, Donna LombardiniPaolo Clair, Jade Barrett, Donna Lombardini

Jade Barrett e Donna Lombardini hanno raggiunto l’Italia dagli Stati Uniti per incontrare il loro amico Paolo Clair, recarsi con lui al Torneo Internazionale Città di Roma Angelini e prendere contatti utili per la loro compagnia, Great American Bridge Tour, in Italia. In questo articolo, Jade racconta a Paolo Clair (e Bridge d’Italia Online) come è nata la sua compagnia e descrive il mondo dei professionisti di Bridge. In fondo al testo, la versione originale in lingua inglese.

Dai quartieri generali del Great American Bridge Tour a Elk Point, in Sud Dakota, Stati Uniti, a Padova ci sono circa 8000 km, ma non abbiamo assolutamente sentito il peso del viaggio, perché stavamo volando verso la nostra località europea preferita. Infatti, non vedevamo l’ora di riabbracciare il nostro amico, guida, e compagno di squadra Paolo Clair nella sua città natale, e il suo circolo di Bridge ci ha accolti a braccia aperte.

Forse penserete che, dal momento che siamo professionisti e giochiamo più di 300 giorni l’anno, ne avessimo abbastanza del Bridge, ma in realtà trascorriamo più tempo al tavolo che fuori, e nonostante abbiamo anche altri interessi, il gioco per noi è ancora estremamente stimolante, anche se in due abbiamo già vissuto 75 anni di competizioni.

Ho incontrato Paolo non molto tempo fa, mentre svolgeva il suo importante compito di Capo del Comitato Junior dell’EBL, una posizione simile a quella che per molti anni ho occupato anche io nel Nord America. Da subito abbiamo stretto amicizia, dal momento che condividiamo una grande passione per il coaching e la gioia di giocare al nostro magnifico gioco – per non parlare del piacere delle buone cene e del buon vino.

Questo viaggio comprende la partecipazione al Torneo Angelini di Roma, così come il rafforzamento delle nostre relazioni con gli atleti, le Associazioni e i Circoli del Bridge italiani, e con l’intenzione di far visitare questo bellissimo stato anche ai nostri incaricati.

Ci siamo seduti con Paolo e abbiamo parlato della storia della nostra compagnia, e delle nostre speranze e aspettative sul futuro del gioco.

Paolo Clair: “Quando avete deciso di costituire una compagnia dedicata al Bridge professionale?”

GS Jade Barrett, Presidente Fondatore, Tournament Bridge Services (compagnia correlata a Great American Bridge Tour): “Come giocatore a tempo pieno, avevo realizzato che c’era bisogno di organizzazione fra chi voleva dedicarsi al Bridge. C’erano stati svariati tentativi di formare Associazioni di Giocatori Professionisti, ma non si erano poi materializzati. Con il crescere del numero di persone che cercanno partner o compagni di squadra professionisti, e un programma ACBL che comprende più di 3 milioni di tavoli all’anno, era evidente la necessità di creare un gruppo di atleti qualificati. Abbiamo iniziato contattando cinque forti giocatori – non del più alto livello, ma molto abili ed esperti – nel 1995, e da lì siamo andati avanti, crescendo a poco a poco.”

PC “3 milioni di tavoli? Quanti tornei si svolgono negli Stati Uniti?”

Dr. Donna Lombardini, CEO di Great American Bridge Tour: “L’ACBL organizza oltre 350 Tornei di Bridge della durata di una settimana ogni anno – probabilmente li chiamereste Festival, e inoltre circa altri 800 eventi minori della durata di tre e quattro giorni. In più di 30 Festival si fanno 2500 tavoli nell’arco della settimana. Ci sono anche i tre National Americani, che si svolgono fra gli Stati Uniti e il Canada, e comprendono in media 4000 partecipanti. Il National di Las Vegas del 2014 ha avuto 6500 partecipanti provenienti da tutto il mondo”.

GSJB: “Quello che affascina molti giocatori provenienti da regioni esterne alla zona dell’ACBL è che la partecipazione a questi eventi sia così elevata nonostante non ci siano premi in denaro”.

DL: “Sì, questo sorprende sempre tutti. A parte alcune eccezioni, nessuno dei tornei ACBL mette in palio premi in denaro. Giochiamo per la gloria, i MasterPoints, un senso di soddisfazione personale, e il diritto di vantarci un pochino.

GSJB: “Con così tanti iscritti, cresce il mercato dei forti giocatori. Siamo molto selettivi per quanto riguarda i membri del nostro staff. Non è sufficiente essere giocatori di categoria superiore, bisogna anche essere appassionati, socievoli e saper essere ottimi compagni di squadra anche quando le cose non vanno troppo bene”.

PC: “Sono stato a Las Vegas e sono rimasto impressionato dalla qualità dei partecipanti alla spingold, tutte e 75 le squadre erano costituite da giocatori di grande fama”.

DL: “E il livello si alza ogni anno. Arrivare fra i primi 20 di un Campionato Americano è un ottimo risultato”.

PC: “Come misurate il successo delle vostre squadre? Con i piazzamenti? Con i MasterPoint?”

GSJB: “No, con nessuno dei due (ride). Di norma, giocare professionalmente significa trasmettere un’esperienza di alta qualità, indipendentemente dal risultato. Credimi, a nessun componente della squadra piace perdere, ma nessuno può vincere sempre tutti gli eventi, questo fa parte della competizione.
Dico sempre che se perdiamo tutti gli incontri ma veniamo assunti nuovamente dallo stesso sponsor allora questo significa che abbiamo svolto bene il nostro lavoro.”

DL: “E’ vero, ma ad essere sinceri abbiamo un ottimo palmares.”

PC: “Le vostre squadre hanno sempre buone chance di vittoria, anche quando sono costituite da giocatori con meno esperienza”.

GSJB: “So per certo che ogni giocatore ha l’opportunità di risolvere correttamente tutti i di Bridge. Non c’è nessun talento nasosto per il gioco, solo la capacità di concentrarsi; credimi, chi lavora duramente può risolvere qualunque mano. Io ho perso contro i giocatori meno esperti, così come contro i campioni, quando entrambi hanno licitato e giocato correttamente – anche se è ovvio che più ci si allena più si ha possibilità di vincere.
Avendo giocato più di un milione e mezzo di mano contro innumerevoli giocatori, ho visto il meglio e il peggio di tutti i livelli. Tutti gli avversari sono pericolosi”.

PC: “Quando ci siamo visti a Las Vegas, tua moglie (Karen Lee Barrett, tre volte campionessa nel Nord America, ndr) e Donna, stavano lavorando in una bancarella per raccogliere offerte per beneficenza. Cos’è l’agenzia Heifer International e che rapporti avete con essa?

GSJB: “Per molti anni la mia famiglia ha dedicato tempo e denaro alla Heifer International. Per oltre 70 anni questa agenzia si è occupata di donare animali alle famiglie povere, costituendo fattorie e ranch in tutto il mondo. Nel 1946, hanno inviato una mandria di cavalli a Trieste, in Italia! Lo scorso anno hanno aiutato 80 milioni di persone in tutto il mondo a uscire dalla povertà”.

DL: “I progetti che sosteniamo sono molto affascinanti. Molti giocatori di Bridge supportano Heifer e il loro lavoro in tutto il mondo. Durante ogni torneo a cui partecipiamo, per almeno due giorni lo facciamo con il nome di Squadra Heiter International. Rimango sempre impressionata dal numero di giocatori che parlano positivamente di Heifer e del loro lavoro”.

PC: “Ottima idea aiutare Heifer promuovendola nel mondo del Bridge”.

GSJB: “Sì, ci sono molti giocatori benestanti e questa organizzazione si occupa di aiutare la gente a risollevarsi. Forniscono supporto sotto molti aspetti, dal lavoro nelle fattorie all’allevamento, ma anche lezioni di commercio per preparare queste persone a costruirsi una vita migliore. La maggior parte dei progetti dura cinque anni, a quel punto le famiglie dovrebbero essere diventate autosufficienti. Non tutti i progetti hanno avuto successo, ma la maggior parte sì.

DL: “Giocare a Bridge è meraviglioso, farlo per una grande organizzazione lo rende ancora migliore”.

Versione in inglese

You would believe that as full time professionals that spend 300 days a year or more competing on the road that we would have enough of bridge, but in truth we find ourselves at the table more often than not, for while we own other interests, the game still stimulates even after our combined 75 years of competition.

I met Paolo not so long ago as he served the important role of Chairman of the EBL’s Junior Committee, a position not unlike the one I held for many years in North America. We struck a friendship immediately, sharing both our love of coaching and our joy of playing our magnificent game – not to mention the pleasures obtained through dining and drinking.

This journey includes competing at the Angelini Tournament in Rome, as well as strengthening our relationships with the bridge athletes, associations and clubs in Italy in preparation for bringing more of our charges to visit this beautiful country.

We sat down with Paolo and discussed the history of our company and our hopes and expectations for the future of the game.

Paolo Clair: “When did you decide to form a professional bridge company?”

GS Jade Barrett, Founding President, Tournament Bridge Services (parent company of the Great American Bridge Tour): “As a full time player, I realized that there was a need for organization among those who wished to play for a living. There had been several attempts at forming Professional Player Associations, but they had failed to materialize. With the rising number of people seeking professional partners and teammates, and an ACBL schedule that includes over 3 million tables in play each year, the need for a group of qualified athletes became readily apparent. We started with five strong players – not the highest level, but both well experienced and accomplished – in 1995 and have grown steadily ever since”.

PC: “3 Million tables? How many tournaments a year does the USA have?”

Dr Donna Lombardini, CEO GABT: “There are over 350 weeklong Bridge Tournaments in the ACBL annually – you would probably define them as Festivals, as well as another 800 or so smaller three and four day events. Over 30 of the festivals draw 2500 tables for the week. There are also the three North American Championships that rotate around the USA and Canada that draw on average around 4000 competitors. The 2014 Las Vegas NABC drew over 6500 participants from all over the world”.

GSJB: “What surprises so many players from outside the ACBL is that there is so much attendance for these events despite the lack of prize money”.

DL: “Yes, they always seemed surprised at that. While there are a few exceptions, none of the ACBL sanctioned tournaments have cash awards. We play for glory, MasterPoints, a sense of accomplishment – and a few bragging rights”.

GSJB: “With so many players competing, the market for a well skilled player is growing. Yet we are highly selective of our staff members. It is not enough to be a superior player, they must be passionate, social and be excellent teammates when things do not go so well”.

PC: “I attended Las Vegas and was impressed at the quality of the field in the Spingold, all 75 of the teams were capable of success”.

DL: “And it becomes stronger every year. If you place in the top 20 of any North American Championship, you have done well”.

PC: “How do you measure the success of your teams? Winning events? Winning MasterPoints?”

GSJB: “Neither, both (laughing). As a rule, playing professionally should be about delivering a high quality experience regardless of the outcome. Trust me, every member of the team despises losing, but it is a fact of competition that no one wins every event all the time. I always say that if we lost every match and get hired again by the same sponsor, than we have done our job well”.

DL: “That’s true, but to be fair we have an excellent history of performance”.

PC: “Your teams always seem to have a good chance to win, even with less experienced players”.

GSJB: “I know for a fact that every participant has the opportunity to solve every bridge problem correctly. There is no hidden talent for the game, just the ability to focus; work hard; and believe that you can solve the hand. I have lost to the least experienced player, as well as the champion when both bid and play correctly – though the more you play the more you are prepared to succeed. Having played over a million and a half hands against countless thousands of players, I have seen the best and worst of all levels of players. Everyone is a dangerous competitor”.

PC: “When we saw each other in Las Vegas, your wife (ed. Note 3 time North American Champion, Karen Lee Barrett) and Donna were working with a booth for Charity. What is Heifer International and your relationship with them?”

GSJB: “For many years my family has donated time and money to Heifer International. For over 70 years they have donated animals to families in poverty, establishing farms and ranches all over the world. In fact, back in 1946, they delivered a herd of horses to Trieste, Italy! As of last year they have help lift 80 million souls out of poverty worldwide”.

DL: “The projects we support are very exciting. Many bridge players support Heifer and their work throughout the world. We dedicate 2 or more days of every tournament we attend by playing as Team Heifer International. It constantly amazes me how many of our fellow competitors remark positively about Heifer and the work they do”.

PC: “Very good idea, to help Heifer promote to the world of bridge”.

GSJB: “Very much so, there are many well to do players, and this organization is about helping people lift themselves up. They are provided training in many aspects of ranching or farming, as well as business lessons in order to prepare themselves to build a better life. Most projects last five years, at which point the families who are involved are expected to become self-reliant. Not all projects have succeeded, but most have”.

DL “Playing bridge is great, playing for a great organization makes it even better”.

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Francesca Canali

Francesca Canali da alcuni anni è responsabile della trasmissione Vugraph durante i Campionati. Da Gennaio 2013 collabora con la sala stampa della FIGB.
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