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Giovanni Luca Darbi

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Giovanni Luca DarbiIl mondo del bridge e la città di Verona ricordano con profonda stima, gratitudine e affetto Giovanni Luca Darbi, mancato lunedì notte in seguito a una lunga malattia.
Nato a Milano, Luca aveva studiato alla Bocconi. Dopo essersi trasferito in riva all’Adige, aveva cominciato a dedicarsi agli argomenti che lo affascinavano di più: la politica, il bridge e la fotografia. Nelle sue passioni non ha riposto solo interesse, ma anche partecipazione, impegnandosi a fondo per migliorare ciascuno di questi settori, e in ciascuno di questi settori lasciando tracce indelebili.
Dal 1994 al 2002 è stato Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Verona. I cittadini lo ricordano con riconoscenza per essere stato un amministratore di prim’ordine, in grado di sviscerare con tenacia i problemi e proporre valide soluzioni. A lui si deve la fondazione, nel 1996, del Centro Internazionale di Fotografia agli Scavi Scaligeri, forse il più importante regalo che Luca ha fatto alla sua città.
Anche nel bridge ha ricoperto cariche amministrative, cominciando come Presidente del Circolo di Verona (nel 1992) e arrivando a rivestire il ruolo di Consigliere Federale dal 2005 al 2009. In questi anni è anche tornato a ricoprire la carica di Presidente del Circolo di Verona, rinnovandolo e cambiandone la denominazione in Nuovo Circolo Cittadino. Ha voluto onorare la sua città insistendo affinché i Campionati del mondo di bridge del 2006 si svolgessero a Verona e si è occupato dei dettagli dell’evento come organizzatore “on site”. A distanza di quasi dieci anni, questa manifestazione viene ancora ricordata da tutti i partecipanti in modo estremamente positivo e le alte cariche internazionali conservano immutata stima nei confronti di Luca. Esperto giocatore, ha raggiunto per tre volte il podio nazionale, conquistando l’argento nel 2005 e nel 2013 (Coppa Italia di seconda categoria e Coppa Italia over 60) e il bronzo nel 2014 (Coppa Italia over 60).
Francesca Canali

Ciao amico,
Non sempre il mondo bridgistico piange un uomo, un campione, un Consigliere nazionale, un signore.
Sì, perché Luca Giovanni Darbi era tutto questo e Verona lo aveva voluto Assessore alla Cultura e allo Sport.
Appassionato ed entusiasta qual’era, accolse subito il mio invito ad organizzare un Torneo Nazionale alla Gran Guardia che resterà negli annali per il più alto montepremi mai esposto negli ultimi venti anni.
In quella occasione ricordo il suo impegno di Assessore nel reperimento dei vari sponsors, ma anche la modestia di non voler mai apparire se non come un comune bridgista.
Si ripetè e si superò successivamente, quando fu determinante nell’organizzazione del campionato del mondo e quella volta a Verona ricevette i complimenti anche di Bill Gates.
Ma è l’uomo che più di ogni altra cosa mi preme ricordare: elegante nei modi e nell’aspetto, mai irritato con compagni o avversari, sereno fin da ultimo perché amante del bello e della vita.
Prepara un duplicato Luca… daremo spettacolo anche lassù… ciao un amico commosso.
Giuliano Maestrelli

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Luca aveva iniziato a giocare seriamente a bridge al circolo di Monza, alla fine degli anni 70, ed è rimasto con noi fino al suo trasferimento a Verona. Tutti noi “vecchi” monzesi (Birolo, Croci, Garghentini, Johansson, Baruchello e il sottoscritto) lo ricordiamo con grande affetto e simpatia. Io in particolare ero rimasto molto in contatto con lui e avevo avuto modo di apprezzare le sue grandi qualità, proprie di un gentiluomo d’altri tempi.
L’ho visto l’ultima volta ai Campionati a Salso a fine aprile (eravamo nello stesso albergo) e come sempre avevamo ripercorso i ricordi di mille tornei giocati insieme. Addio, Luca, da tutti i tuoi affezionati amici monzesi.
Massimo Soroldoni

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Luca? Mi chiedete chi era costui? A me? Proprio a me?
Luca è stato al di sopra di ogni ragionevole dubbio il mio miglior secondo amico di tutti i tempi. Il primo non lo cito perché tanto non gioca a bridge e quindi nessuno di voi può conoscerlo. Tant’è che si occupa di come recuperare il petrolio rilasciato dalle navi, perché non uccida i gabbiani. Altro sognatore. Non a caso grande amico di Luca e compagno di straordinarie avventure, che qui non posso riportare, perché siamo in fascia protetta. Se chi mi ha chiesto di dire due parole su Luca pensava che mi sarei lasciato andare ai soliti piagnistei o a tessere lodi melense, si è sbagliato di grosso. Lui stesso, sono sicuro, non approverebbe. Di Luca, che siate d’accordo o no, vi racconterò solo qualche dolce spiritosata bridgistica, che costituirà il motivo per il quale io gli vorrò bene nei secoli dei secoli.

Ho conosciuto Luca perché viveva nello stesso palazzo del mio amico Gigi (quello dei gabbiani). Un giorno si sono incontrati in ascensore e si sono piaciuti. Erano belli da far paura. E si sono detti:”perché non facciamo strage di donne?”. Giustamente nessuno dei due ha pensato di coinvolgere me. Ed avevano ragione! Sarei stato solo un peso. Cosa abbiano combinato in quella mansarda in centro Milano non lo voglio sapere perché se no mi arrabbio.
Giocare a bridge con Luca è stata una gioia, un’avventura, un incubo appassionante. Si giocava Super Precision. Mi invitava al Tennis Club Milano, dove suo padre (regista conosciuto) era socio onorario, e, fra una partitella di tennis ed un bagno in piscina, si studiava il Super Precision. Un casino inenarrabile. Un mucchio di relè impossibili da ricordare e quant’altro. Per darvi l’idea, in un torneo qualsiasi, ed avendo in mano carte delicate da slam, ci siamo esibiti in una quantità esagerata di relè ed interrogative, che era difficile capire dove saremmo andati a finire. Ad un certo punto lui dichiarò 6 fiori. Ma le fiori non le aveva proposte realmente nessuno di noi due. Io, del tutto allibito, dichiarai 6 in quel colore che mi sembrava avere le maggiori probabilità di essere condiviso da entrambi. Lo slam fu ragionevole, tant’è che lo realizzai. A fine mani mi permessi di chiedere a Luca: “ma cosa voleva dire 6 fiori?”. Lui, sfoderando uno dei suoi soliti sorrisi irresistibili, mi rispose:” ho avuto la sensazione che non ci fosse chiara l’atout! Ma il terrore che in questa bella mano avremmo potuto perdere lo slam mi attanagliava! Così ho detto 6 del colore più basso e comodo, fiducioso che il mio saggio e paziente compagno avrebbe detto 6 nella giusta atout!!”
Come controbattere?
Abbiamo avuto parecchi momenti di gloria.
Un giorno al Campari di Milano ci siamo trovati al tavolo 1 contro la squadra polacca POLEC. Il problema fu che di fianco a me si sedette, incuriosita, Ida Pellegri, stimata e beneamata redattrice della rivista Bridge d’Italia. La situazione era assai delicata. Dopo i soliti settecento relè approdammo al clamoroso contratto di 7 fiori con sole 7 atout, e senza la Donna. Gioca lui, trova la 3-3 con la Donna in impasse e fa 7 fiori. Ida si precipita a scarabocchiare un mucchio di cose e io la vedo molto brutta. Due mesi dopo l’articolo di Ida, sulla rivista, era a dir poco impietoso nei nostri confronti. La fortuna dei principianti e quant’altro.
Ma Ida si dimenticò di dire che cosa avevano giocato i polacchi in sala chiusa. 6 fiori + 1, anche loro nella 4-3. Quindi non c’era particolare merito neanche per loro! Al massimo ci si poteva chiedere perché noi 7 e loro 6. La risposta sarebbe stata assai semplice. Perché io giocavo con Luca!.
Giocando con Luca, senza tirarmela più di tanto, posso certificarvi di essere diventato uno dei più grossi esperti al mondo delle linee di gioco “come se”. Per chi non lo sapesse, il gioco “come se” si rende necessario quando hai la triste consapevolezza che abbiamo dichiarato 2 o anche 3 prese più del consentito. Per cui sei costretto a giocare come se le carte fossero messe in quell’unico modo che, incredibilmente, ti consentirebbe di mantenere quel contratto assurdo.
Non ci credete? Sentite questa.
Nel corso di un incontro a squadre, fase eliminatoria locale della Coppa Italia, al circolo di Monza, si presentò una mano dove era abbastanza ragionevole tentare il contratto di 3 senza, pur sapendo che non era certo sicuro il suo mantenimento. In sala chiusa fu giocato e mantenuto proprio quel contratto. Sapete che cosa mi fece giocare Luca in sala aperta. Provate ad indovinare? Proprio 3 senza. Il problema era che noi eravamo sull’altra linea!! Non per vantarmi, ma scrivemmo 600 di là e 400 di qua, uguale a mille. Ma questo era Luca e lo stampino con cui è stato creato l’hanno buttato via.
Quando penserò a Luca, e succederà spesso, non potrò fare a meno di pensare ad una bella canzone di un dilettante allo sbaraglio che mi sembra di ricordare si chiami Charles Aznavour.
Io sono un istrione, ma la genialità nasce dentro di me.
Quattro tavole in croce, e qualche spettatore, IO VI SURCLASSERO’
L’unica cosa che mi preoccupa è che Luca era troppo un bravo ragazzo.
Questo lo condannerà inequivocabilmente al Paradiso.
Ed è una bella fregatura per lui! Nei tornei Mitchell che si svolgono quotidianamente in Paradiso :
non si possono fare psichiche
non si può aprire di 1 fiori forte con 7 punti
non si possono fare attacchi falsi in busso con tutte cartine
non si può appoggiare il compagno a 4 con 3 punti
non si può passare con 15 e la settima di fiori chiusa per poi fregare gli avversari.
Ma so che Luca ha un mucchio di amicizie altolocate.
E, secondo me, il modo per farsi trasferire al Limbo o, quantomeno, in Purgatorio, lo troverà di sicuro.
E lì i regolamenti sono tutta un’ altra cosa.
Alessandro Croci (grande amico di Luca)

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Francesca Canali

Francesca Canali da alcuni anni è responsabile della trasmissione Vugraph durante i Campionati. Da Gennaio 2013 collabora con la sala stampa della FIGB.
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