Gli Esperti RispondonoHome

Un arbitraggio “borderline”

Transnational

Chennai, India, Campionati del mondo. L’evento comprende Campionati a squadre per nazioni (Bermuda Bowl/Serie open, Venice Cup/Serie femminile, d’Orsi Trophy/Serie senior) e Campionato transnational (ogni rappresentiva può essere costituita anche da giocatori di diversa nazionalità). In un clima non facile, alla luce delle recenti accuse e dei ritiri di numerose squadre, scoppia la polemica anche intorno a una chiamata arbitrale. Maurizio Di Sacco entra nel merito etico, tecnico e arbitrale della questione.

Di recente, una mano capitata in India, durante il World Transnational Teams, ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro in giro per il mondo, e causato i commenti più disparati possibile – non di rado ai due estremi opposti – in merito ai diversi aspetti coinvolti.

Si tratta di un problema arbitrale – curiosamente attirano di più le polemiche questi che non quelli tecnici – del tipo in assoluto più antipatico, e di difficile decifrazione: una richiesta di prese.

Perché si cominci ad inquadrare l’argomento, basti dire che è l’unico, dell’intero Codice, che viene insegnato unicamente per esempi: la parte dottrinale è infatti relativamente semplice da capire, anche se non così asciutta ed essenziale, mentre la vera natura dei problemi è sfuggente ed altamente discrezionale.
Portare degli esempi, quindi, ha lo scopo di far vedere quelle che siano le fattispecie più classiche, e di stabilire un metro generale di giudizio. Inoltre, così facendo si cerca di assegnare delle linee guida, ma attenzione: per la natura discrezionale della materia, le stesse non sono uguali in giro per il mondo. In Australia, per esempio, l’orientamento è molto più favorevole al richiedente che in altri paesi, mentre negli USA è esattamente l’opposto. Inoltre, come ben noto, a Bridge è ben difficile che due situazioni siano esattamente uguali, per cui può capitare che due arbitraggi opposti – nei casi di richieste e concessioni non è peraltro possibile dare dei punteggi mediati – siano entrambi perfettamente legali sebbene si riferiscano a casi che sembrano analoghi.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo alla nostra mano. La dichiarante, impegnata nel contratto di 7SA, disponeva di:

2015_11_13_m4

Ricevuto l’attacco a Cuori da Nord, la nostra protagonista ha semplicemente scoperto le carte, senza nulla aggiungere, se non che erano tutte sue (con una presa extra).
Dopo aver dato un’occhiata, ed aver originariamente assentito, gli avversari, che erano di formidabile levatura (avrebbero poi vinto il campionato, e per la terza volta: questo è uno degli argomenti escussi ad abundantiam su vari social network), hanno chiamato l’arbitro, facendo notare che le Fiori erano divise 3-0, e che dunque il colore era bloccato, senza che la dichiarante avesse fatto cenno alcuno alla eventualità che così fosse, né tantomeno a come intendesse rimediare.

2015_11_13_m3
Come si può vedere, la soluzione è banale: basta sbloccare le Fiori prima di aver giocato quattro giri di Quadri, ovvero finché è ancora presente un rientro per poterle incassare (il Quadri9).
Gli argomenti quindi erano:

  • E’ giusto che gli avversari abbiano chiamato l’arbitro, sotto il profilo tecnico, e sotto quello morale?
  • Se da un punto di vista tecnico non lo era, si può parlare di chiamata provocatoria, e come tale sanzionata dal Codice (Articolo 74 del Codice di Gara)?
  • Se lo era, cosa doveva fare l’arbitro?
  • Anche se era perfettamente legale, poteva essere la chiamata considerata come affetta da mancanza di fair play, dovuto a quel livello, e da quei giocatori?

Per affrontare le varie istanze, abbiamo bisogno, innanzitutto, di inquadrare il problema sotto il profilo regolamentare. Vediamo dunque la parte rilevante del Codice:

ARTICOLO 70 – RICHIESTE E CONCESSIONI CONTESTATE
A. Obiettivo generale
Nel giudicare su una richiesta o una concessione contestata, l’Arbitro aggiudicherà il risultato del board nel modo più equo per entrambe le linee, ma qualsiasi elemento dubbio, come nel caso di una richiesta, dovrà essere risolto contro il richiedente.
L’Arbitro procederà come segue.
B. Ripetizione della dichiarazione esplicativa
1. L’Arbitro domanderà al richiedente di ripetere l’affermazione chiarificatrice che avesse fatto al momento della richiesta.
2. Di seguito, l’Arbitro ascolterà le obiezioni degli avversari contro la richiesta (ma le considerazioni dell’Arbitro non saranno limitate soltanto alle obiezioni degli avversari).
3. L’Arbitro potrà richiedere ai giocatori di porre le loro rimanenti carte a faccia in su sul tavolo.
C. Vi è ancora fuori un atout
Quando rimanga ancora fuori almeno un atout in una delle mani degli avversari, l’Arbitro dovrà assegnare una o più prese agli avversari se:
1. il richiedente non ha fatto cenno a quell’atout e
2. è del tutto probabile pensare che il richiedente, al momento della sua richiesta, non avesse coscienza di un atout rimasta nelle mani degli avversari, e
3. avrebbe potuto perdere una presa a favore di quell’atout con qualsiasi gioco normale. (Per gli scopi degli Articoli 70 e 71, “normale” include un gioco che sarebbe disattento o inferiore al livello del giocatore coinvolto.)

D. Considerazioni dell’Arbitro
1. L’Arbitro non dovrà accettare dal richiedente una qualunque linea di gioco vincente non compresa nell’affermazione chiarificatrice originale, qualora vi fosse una normale linea di gioco alternativa che sarebbe stata di minor successo.
2. L’Arbitro non accetterà una qualunque parte della richiesta di un difensore che dipenda dal fatto che il compagno selezioni una particolare giocata nell’ambito di normali linee di gioco alternative.
3. In accordo con l’Articolo 68 del Codice di Gara, paragrafo D il gioco avrebbe dovuto cessare, ma qualora ci sia stato un qualunque gioco successivo alla richiesta, ciò può rappresentare una prova da considerarsi parte dei chiarimenti in merito alla richiesta. L’Arbitro può accettarla quale prova del probabile andamento del gioco di seguito alla richiesta, e/o dell’accuratezza della richiesta stessa.

E. Linea di gioco non specificata
1. L’Arbitro non dovrà accettare dal richiedente una qualunque linea di gioco non specificata il cui successo dipenda dal trovare una carta particolare nella mano di unavversario piuttosto che in quella dell’altro, a meno che un avversario abbia mancato di rispondere a colore nel seme di quella carta prima che venisse fatta la richiesta, o avrebbe mancato di rispondere in quel colore a seguito di una normale linea di gioco, o a meno che il mancare di adottare quella linea di gioco non sia irrazionale.
2. La Regulating Authority può specificare un ordine (per esempio, “dalla più alta alla più bassa”) nel quale l’Arbitro debba ritenere che un colore sarebbe stato giocato, se ciò non era stato chiarito nell’affermazione riguardante la richiesta (ma comunque in subordine rispetto ad ogni altra specifica contenuta in questo Articolo).

La maggior parte dell’Articolo è in realtà superflua, o comunque meritevole di una lettura molto superficiale, trattandosi di puri tecnicismi giuridici (ovvero, sono frasi necessarie per la completezza dell’argomento). Quanto cruciale è poco, e l’ho sottolineato: la primissima parte, che enuncia il principio fondante, e la nota in calce.
Vediamo di tradurre la combinazione delle due in un linguaggio più comprensibile:

Nel giudicare su una richiesta o una concessione contestata, l’Arbitro aggiudicherà il risultato del board nel modo più equo per entrambe le linee, ma qualsiasi elemento dubbio, come nel caso di una richiesta, dovrà essere risolto contro il richiedente.

Da un lato si parla di equità, dall’altra, si dice che una volta che questa venga applicata, qualora rimangano dubbi, tutti quelli verranno risolti contro il richiedente. La nota ci dice che cosa è equo per il richiedente: un gioco disattento, anche inferiore al comune livello di gioco del giocatore coinvolto, ma niente di peggio, quindi, per usare il termine che si trovava precedentemente nel Codice “non irrazionale”. Per quanto riguarda l’altro partito, si userà un principio enunciato altrove, nell’Articolo 12 del Codice di Gara: il miglior gioco possibile, che sia ragionevolmente probabile per quei giocatori. Dunque, non un gioco a carte viste, ma di qualità, anche se in termine va cucito addosso all’abilità tecnica degli interpreti.

Fin qui niente di troppo complicato da capire, ma, ahimè, quanto mai discrezionale, perché che cosa sia irrazionale, o meno, che cosa rappresenti un gioco disattento per quella categoria di giocatore, e così via valutando, è materia decisamente opinabile, e come nel caso di azioni tecniche, la sua definizione di caso in caso non può che dividere i pareri, ed essere influenzata dal metro applicato.
Si badi bene: la norma non può che essere questa, se si vuole sperare in una qualche equità, perché non è possibile costruire soluzione giuridiche automatiche senza andare necessariamente contro al richiedente (o, peggio, agli avversari, come può accadere per chi usa 70E3: io conosco, e benissimo, un unico caso, quello di Israele. In Israele vale appunto il principio suggerito come esempio, ed in maniera integrale: chi reclama delle prese senza specificare la linea di gioco, quando si tratta di stabilire la sequenza di gioco di un colore deve cominciare dalle carte più alte e giù a seguire, col risultato di permettergli di catturare tutti gli onori fuori sorpasso – Re secchi e Dame seconde, per esempio – che mai avrebbe preso!) .

Nel nostro caso, l’inizio dell’approccio è semplice: è possibile che la dichiarante, distratta, vada sotto? Il problema va però poi esplicitato – un elemento cruciale, qui – e in particolare avremo: “è possibile che la dichiarante, giocando distrattamente, non si accorga del blocco delle Fiori?” e meglio ancora (quello che forse gli arbitri non si sono chiesti, e che rappresenta la parte fondante della mia soluzione): “è possibile che la dichiarante non si accorga del blocco delle Fiori mentre si sta tirando le Quadri, dunque per quattro prese, al contempo non degnando di uno sguardo la possibilità di rientrare in mano col Quadri9?”. Allo stesso tempo, dobbiamo ritagliare la soluzione addosso al livello della giocatrice, il quale è sconosciuto, se non per due elementi: il primo, è che è venuta dagli USA per giocare un campionato del mondo, e non è una sponsor (era una ragazza tra i venti e i trenta); il secondo (purtroppo anch’esso ignorato dagli arbitri), è che 7NT erano stati dichiarati dopo che NS avevano difeso a 7Cuori su 7Fiori, ed Ovest aveva effettuato un “passo” forcing, correttamente interpretato da Est. Insomma, un’azione tecnica che è patrimonio di giocatori di eccellente qualità.
In tutto questo, bisogna anche obbligare Est a cominciare dalle Quadri e non dalle Fiori, ma in realtà è automatico: ricordo che ogni dubbio – e questo certamente lo è – va risolto contro il reclamante.

Gli arbitri di Chennai hanno deciso che non accorgersi del blocco a Fiori era possibile , anche per quel livello di gioco, e senza approfondire ulteriormente hanno assegnato 7SA-1.

Se avete seguito quanto sopra, avrete capito che io avrei fatto l’opposto perché il mio approccio sarebbe stato più profondo: io mi sarei chiesto se la disattenzione poteva continuare davvero per quattro prese, ovvero se una giocatrice di quella qualità poteva non fare mai caso ad una situazione così eclatante, per ben quattro prese. Volendo, alternativamente, intervistare degli esperti, io avrei chiesto loro non come avrebbero giocato – domanda ovviamente insulsa, dato che la risposta è tanto scontata, quanto inutile, per quella che è la lettera del Codice – quanto, piuttosto, se avevano mai visto qualcuno commettere un errore del genere. Ho scommesso che la risposta sarebbe stata “no” in tutti e due i casi, ovvero sia semplicemente chiedendoselo, che intervistando degli esperti.
Gli arbitri, dunque, hanno usato un approccio perfettamente legale, il quale peraltro ha raccolto molti consensi specie tra gli americani (ma Alan Sontag ha scritto invece una critica feroce), ma hanno mancato, secondo me, di apprezzare la peculiarità del caso: non si trattava di una semplice distrazione, senza dubbio possibile, ma di una distrazione che, per risultare nella caduta del contratto, doveva perpetuarsi per diverse prese.

Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

Potrebbero interessarti anche...

Close