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Vanderbilt: l’incontro dei quarti di finale fra Lavazza e Cayne (1/3)

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Gli ultimi rappresentanti italiani ancora in gara nella Vanderbilt si sono dovuti affrontare in uno scontro fratricida.

Da un lato LAVAZZA, che conta su tre italiani puri (Bocchi, Duboin e Sementa), un oriundo (Madala), un altro giocatore italiano per almeno tre quarti (Bianchedi, di passaporto argentino ma con tutti i progenitori italiani, tanto che parla perfettamente la lingua) e, infine, il danese Dennis Bilde.

Dall’altro CAYNE, anch’essa formazione con tre italiani veraci (Donati, Lauria e Versace). Inoltre un turco che oramai vive da noi in pianta stabile da anni (Tokay). A completare il quadro, gli americani Jimmy Cayne, sponsor della squadra in coppia con il canadese Allan Graves (coppia, questa, di recentissima formazione, causa la recente, tragica scomparsa di Michael Seamon, per molti anni partner di Cayne).

LAVAZZA, vincitrice delle ultime due edizioni (seppure in formazione diversa: Bocchi, Duboin, Madala, Zia nel 2015 e Bianchedi, Bocchi, Brenner, Duboin, Madala Zia l’anno scorso), partiva favorita, ma CAYNE non si poteva certo considerare una preda facile.

L’incontro, di fatto, non ha avuto storia, e proprio nella direzione opposta a quella prevista, tanto che LAVAZZA, a -86 con sole 15 mani da giocare, ha gettato la spugna prima del tempo, un evento che credo abbia avuto ben pochi precedenti.

Primo tempo (1-15)

Si è iniziato con un brutto 3SA-3 in entrambi i lati – 5[C] era mantenibile per come erano le carte – causato dalla difficile gestione, nella circostanza, dell’apertura usata da entrambe le squadre per indicare 18/19 bilanciati (nessuna critica: la gioco anch’io! Ma non era davvero la mano adatta per quella convenzione).

Subito dopo LAVAZZA ha versato il primo sangue, ma ai 3 IMP guadagnati grazie ad un brutto 4[S]-3 di Lauria-Versace (a fronte del normale 2[S]-1 di Bocchi-Sementa) i torinesi dovevano aggiungerne solo un altro prima della fine del tempo, e doveva essere quello l’unico vantaggio del quale avrebbero goduto nell’intero incontro. CAYNE ha infatti preso la testa già nel board successivo, e – incredibile dictu a questo livello – non la doveva mai più mollare!

Sostanzialmente, si tratta di decidere cosa fare con queste carte ([S] AKJ6 [H] J964 [D]- [C]AKQ102). La licita è cominciata nello stesso modo: Passo il compagno, 1[D] a destra, contro voi, passo a sinistra e 1SA il compagno.

Qui c’è stata una piccola diversione: contro Tokay, Sementa ha detto 2[D], mentre Versace ha detto 2[H]. Cosa avreste fatto al posto di Mustafà Tokay e di Alejandro Bianchedi?

Il primo ha preso il toro per le corna, balzando a 3SA, mentre il secondo ha contrato di nuovo, ed ha poi rispettato il successivo 2[S] di Madala. Meglio il primo, perché questa era la mano completa:

Dopo una mano piattissima, e pari (3SA+1), LAVAZZA ha segnato il suo ultimo IMP del tempo grazie ad una presa in più in un altro banale 3SA, poi CAYNE si è staccata in una mano davvero strana, ai miei occhi.

Prendo atto che si debba dire “contro” con le carte di Est – se lo hanno fatto sia Lauria che Bocchi bisogna crederci fideisticamente (prima di avere letto cosa hanno fatto loro, io avrei detto 4SA per mostrare un buon rialzo a cinque), ma mentre Versace ha rimosso, così proiettando la sua coppia almeno al piccolo slam, Sementa è invece passato, e buon per i torinesi che passavano sia due giri di fiori che una cuori, altrimenti la beffa sarebbe stata completa. Inoltre, la difesa è stata meno efficace: Versace ha incassato due sole fiori ed è tornato a cuori, e Lorenzo, dopo aver vinto, ha continuato con l'[D]A ed un’altra quadri. Privo di sfera di cristallo Agustin ha giocato una picche per l’Asso.
Sementa, invece, ha giocato anche una terza fiori, così che Donati ha avuto modo di verificare la divisione delle atout quando ancora aveva un rientro al morto per catturare la dama di Est.

800 per CAYNE da un lato, e solo 100 per LAVAZZA dall’altro hanno provocato un vantaggio di 12 IMP.

Il resto del tempo ha riservato pochissime emozioni, dato che sei delle successive nove mani erano banali e pari. Nelle rimenanti tre, CAYNE ha segnato 1 IMP per una presa in più, 5 IMP per un 2[S]+1 di Lauria-Versace a fronte di un 4[S]-1 di Bocchi-Sementa (decisamente stiracchiato) nella mano 11, e soprattutto 10 IMP nella 14.

Se ricordo bene – gioco anch’io quel sistema, ma so che Bocchi-Sementa hanno fatto qualche modifica – fino a 4[D] posso dirvi Norberto aveva limitato la mano nell’ambito 15-17, mentre Tony aveva mostrato una mano non forzante di manche con l’appoggio a quadri ed un numero pari di carte chiave. Da quel punto in poi, si sono rotti i freni, ma non so dirvi perché, né tantomeno attribuire responsabilità. Il risultato è stato un pessimo slam, puntualmente fallito.

Al termine, CAYNE conduceva 34-4.

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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

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