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World Bridge Team Championships (10)

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Bridge, lo Sport della Mente

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Con poche eccezioni che vedremo in dettaglio, l’equilibrio ha regnato sovrano nella prima parte dei quarti di finale, qui in terra di Francia, e nell’ambito generale di punteggi abbastanza bassi: in tre soli casi entrambe le squadre impegnate nel loro cavalleresco scontro hanno superato la soglia dei 96 IMP, ovvero quel limite dei 2 IMP per mano che rappresenta il segno dell’eccellenza. Per giunta, in due casi la squadra che insegue a quel limite è andata vicinissima: 97 IMP ha la Svezia signore contro i 107 di Israele, e 98 ne ha la Russia – donne ancora una volta – a fronte dei ben 133 delle avversarie inglesi.
Il punteggio più basso in assoluto è quello tra Cina e Olanda – e di nuovo si tratta della Venice Cup – evento peraltro abbastanza attendibile: tutte e due le formazioni praticano un gioco abbastanza classico per quelli che sono i canoni moderni, dove l’aggressività e quasi sempre d’obbligo. Le asiatiche conducono infatti 88-70, essendo state contenute ad appena 18 IMP negli ultimi due tempi dopo essere partite con un bruciante 70-9 nel primo parziale. Le olandesi, come nella loro indole, non si sono certo perse d’animo ed hanno recuperato 17 IMP nel secondo tempo, aggiungendone altri 26 nel terzo per riaprire totalmente la contesa.
Rimanendo, come d’obbligo, al lato rosa della manifestazione, oltre al punteggio più basso di tutti compare anche quello più equilibrato in assoluto, ovvero quello tra Polonia e Indonesia. Le baltiche sono infatti avanti 103-101, ed anche loro, come le olandesi, si sono tirate fuori da una buca profonda scavata ai loro piedi nel primo tempo. Le indonesiane nelle prime sedici smazzate avevano infatti ammassato ben 62 IMP contro i 18 delle avversarie, costringendo le polacche a stringere i denti.
Israeliane e svedesi si sono all’incirca equivalse: avanti le prime di 4 IMP dopo il primo tempo, recupero delle svedesi nel secondo, e nuovo allungo delle figlie di Davide nel terzo, fino al +10 complessivo a favore di quest’ultime. Infine, le inglesi hanno staccato, come visto, le russe di un ammontare significativo di IMP, pari a 35, ma erano 21 in più dopo i primi due parziali: le ex-sovietiche hanno infatti messo in piedi una qualche rimonta nella terza frazione, vinta 53-32. Il punteggio, comparato a quelli degli altri match ottenuti con le stesse mani, è sintomo di come è stato probabilmente ottenuto: con un assalto all’arma bianca che è stato da sempre il segno distintivo del gioco delle signore russe, che tanto gentili paiono, ma non sono per niente d’umiltà vestute, almeno in ambito bridgistico, e già più di una volta hanno mostrato di essere capaci di “miracol mostrare”, avendo messo in bacheca, negli anni, un’Olimpiade (Istanbul 2004) ed una Rosenblum (Verona 2006).
A queste condizioni, se era quasi impossibile fare pronostici ieri ancora peggiore è la situazione oggi, anche se, come ovvio, i numeri almeno costringono a sbilanciarsi un pochino a favore delle suddite di Sua Maestà, e più in generale propendere per chi conduce.
Ma veniamo ai “bianchi per antico pelo” di dantesca memoria (e così ho sistemato una volta di più il problema di trovare un sinonimo per i più anziani tra i giocatori), dove è in gara l’unica delle nostre formazioni capace di sopravvivere al taglio seguito alla prima settimana. I nostri, come noto, hanno scelto di incontrare USA 1 al posto della Svezia, e dopo il primo tempo il risultato dava loro ragione, visto che si trovavano davanti di 7 IMP sul 42-35. Purtroppo, però, i professionisti americani si sono scossi nel due successivi parziali, vincendo di 11 il secondo e di 25 il terzo per passare a condurre di 29 IMP complessivi, sul 105-76. Niente di grave, o almeno non gravissimo, anche se è dura rimontare da sfavoriti. Ma i nostri hanno dimostrato compattezza e volontà, e già più volte sono stati capaci di risolvere situazioni complicate, quindi non è ancora il caso di darsi per vinti, e certo non intende gettare la spugna il Capitano, arcigno e gentile al tempo stesso. E’ il momento di fare gruppo come non mai, o, altrimenti, simul stabunt vel simul cadent (e così anche il latino è sistemato).
Il risultato della Svezia, avanti di ben 43 IMP sull’Australia, ci fa capire che la scelta di ieri non era così banale: o la padella, o la brace, si potrebbe dire, considerata la qualità degli “Aussie”. E pensare che gli australiani erano partiti benissimo, sopravanzando i nordici di 23 IMP nel primo tempo (55-32), ma hanno poi subito la prepotente rimonta di quest’ultimi. Ovviamente, niente è scontato nemmeno qui: proprio le prime sedici mani ci dicono che tutto è possibile, e molto altro raccontano la tradizione, e l’indole delle due compagini. Altrove, il Giappone ha confermato la sua pericolosità, e l’attitudine, in qualche modo, ad incontrare gli americani, dato che a metà strada sopravanza USA 2 di 20 IMP (116-96) dopo tre parziali equilibrati, ed anche qui in rimonta (USA 2 era a +9 dopo il primo segmento). Infine, la Francia sembrava dover fare un sol boccone dell’India, avendo vinto 81-20 le prime sedici mani, ma gli eredi del Mahatma non si sono scomposti, ribattendo prontamente con due ottime frazioni successive fino a trovarsi ora a -24, sull’80-104.
E concludiamo con l’Open – mai “last but not least” è stato più appropriato, dato che la competizione è quella più prestigiosa. Come già nella Venice Cup, anche qui la situazione è molto fluida, con l’unica eccezione di USA 2-Svezia, incontro che vede gli statunitensi avanti di 44 IMP “on the halfway mark”, come direbbero loro, il più ampio tra tutti i margini in giro per il palazzo, un IMP in più di quello a favore della Svezia Seniors. Una volta di più in rimonta: i nordici erano avanti di 2 IMP dopo il primo sesto del match. Sempre in rimonta conducono ora Francia e USA 1 sui loro rispettivi avversari di Cina e Bulgaria, ma se i transalpini padroni di casa di IMP ne hanno dovuti riprendere 13, dopo il primo tempo, gli americani erano invece partiti da -36, avendo subito un pesante 72-36 dopo sedici mani. Ha invece condotto sin dall’inizio l’Olanda sulla Nuova Zelanda, ma attenzione: anche qui la squadra che insegue ha rimontato, avendo vinto sia il secondo che il terzo parziale, abbastanza per portarsi a -10 complessivi dopo aver cominciato a -20 causa anche 6 IMP di penalità per gioco lento.
Altre 48 smazzate da batticuore, e poi avremo i primi verdetti, e sarà un bel guardare.

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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

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