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Campionati del Mondo a Squadre: Italia – USA2 (Finale Senior) (6)

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L’Italia dei nostri canuti rappresentanti aveva dimostrato di poter competere alla pari con i quotati avversari, ed anzi senza qualche evitabile scivolone avrebbe anche potuto trovarsi in vantaggio, dunque le speranze di vittoria erano pressoché intatte quando lo starter ha suonato la campana dell’ultimo giro.
L’ultima vicenda è cominciata bene, visto che Berkowitz-Sontag ci hanno affibbiato l’ennesimo, incauto “contro”. Questa volta, però, solo a livello di 2[C], così che il costo dell’operazione è stato di appena 2 IMP.

Becker e Graves hanno fatto del loro meglio, e così hanno in parte compensato il bizzarro “passo” di Berkowitz (non che il contratto di 2[S] sarebbe stato gratis: dovrebbe cadere di almeno una presa, e probabilmente due).

La mano dopo è stata di fatto fatale.

La licita di Becker, con quel mostro di mano, è sì pratica, ma anche quanto mai conservativa. Di là, Pulga ha probabilmente esagerato – dopo aver forzato il livello di cinque a fronte di una potenziale mano bianca di Sud, poteva forse accontentarsi di 5[S] – ma certo che non poteva trovare di peggio: sarebbe bastato un rientro, anche potenziale, per rendere la mano giocabile. Se devo scegliere un voto, propendo per l’azzurro. Però, a carte viste è stato l’americano ad avere ragione, e così USA 2 ha scritto 13 IMP in un momento topico.

Sono seguite tre mani pari, due delle quali ben combattute da entrambi i lati (insignificante la terza), e poi gli statunitensi si sono definitivamente staccati grazie a due swing di entità medio-alta.

Per una volta, Berkowitz se ne è stato tranquillo, ed era proprio la volta giusta per farlo, perché il 2[S]x degli italiani è costato 500, per un totale di 8 IMP a fronte di 1NT+2 di Mina-Pulga.

Abbiamo rimesso lo stesso ammontare subito dopo, in quella che è certamente una delle mani più buffe dell’intera finale.

Gli americani sono molto conservativi quando si tratta di spingere sull’acceleratore in fase competitiva, ma non si tirano certo indietro quando si tratta di aprire, affermazioni certificate dall’apertura di 1[D] di Graves, a dal “passo” finale, davvero bizzarro, di Becker in sala aperta. Di là, è stato Berkowitz ad aprire con 10 punti, e Sontag sta ancora aspettando la riapertura del compagno mentre un semplice 3NT avrebbe funzionato meglio. Certo che anche così USA 2 ha incassato 500 in chiusa, ai quali hanno sottratto il 140 di Buratti-Failla, incapaci di trovare la manche di loro spettanza.
Sono seguite due mani pari, ma non così banali. Nella prima, entrambi i dichiaranti in 4[H] (Mina e Graves) potevano fare la mano indovinando la Dama di atout (cuori) in un resto di quattro carte, mentre nella seconda tutti e due i Sud sono entrati con 1NT sull’apertura avversaria pagando 500 (niente da criticare, in realtà: una mano normale).

In quel momento, ci trovavamo a -41 con sette smazzate ancora da giocare. Molti, ma almeno ci abbiamo provato: USA 2 non ha più segnato un solo IMP fino alla fine, anche se i nostri non hanno saputo accumularne abbastanza.

Il primo passettino nella direzione giusta è arrivato nel board 26.

Buratti ha fatto una scelta migliore rispetto a Sontag, o almeno così è stato dopo che Berkowitz ha effettuato la fatidica “superaccettazione”. Nove prese erano troppe: 5 IMP per noi.
E’ seguita una mano pari, anche se i nostri avrebbero dovuto scrivere 1 IMP contenendo l’1NT avversario a sette prese, a fronte dei 130 del 3[D] giocato nell’altra sala (anche lì è volata una presa: nove era il limite).
Altri 5 IMP li abbiamo segnati nella mano 28, quando gli americani hanno, more solito, trovato un’apertura dove non c’era – tutti sono passati nell’altra sala – ma così facendo hanno permesso a Failla di impossessarsi del contratto finale, 2[H], che ha prodotto dieci prese.

Ancora 4 IMP sono arrivati nella 29, ma dovevano essere parecchi dall’altro lato, in realtà.

Già 4[S] sono battibili: attacco a cuori, [D]A e quadri taglio, più l'[C]A, e 5[S] cadono in prese di testa. Meglio, cadrebbero, perché Becker ha selezionato il [C]J! +650 da un lato, e -500 dall’altro, dunque, ma avrebbe potuto trattarsi di -12 IMP senza la fantasiosa – per quanto legittima – scelta di Nord in aperta.
-27, e tre mani sul tavolo. Difficile, ma non impossibile. Tuttavia, le due mani successive erano insulse: un banalissimo 1NT-1 nella terz’ultima, ed un altrettanto insignificante 4[H] nella penultima hanno lasciato USA 2 fuori portata.

I nostri hanno comunque lottato fino alla fine: una bella difesa a 3[D]-1 a fronte del 2[H]+1 dell’altra sala ci ha portato gli ultimi 3 IMP del campionato, e con quelli il punteggio finale si è fissato sul 169 a 145.
Poco da dire: lo spazio per vincere c’era, ma non era per niente facile: USA 2 ha concesso poco, e ci sarebbe voluta una prova vicina alla perfezione averne ragione. Onore dunque ai nostri sei rappresentanti, ed al loro capitano.

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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

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