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Intervista a Valerio Giubilo

Il coach della nazionale femminile, Valerio Giubilo, è arrivato a Salso per osservare da vicino le pretendenti alla maglia azzurra e farsi un’idea più precisa dei valori in campo e del lavoro che lo attende per i prossimi tre mesi.
Non vorrei lasciarmi sfuggire l’occasione di sentire la sua opinione su tanti argomenti, ma qui il tempo libero scarseggia e non lascia troppo spazio per una intervista ad ampio respiro; però qualcosa di interessante è venuta fuori sorseggiando un caffè tra un turno e l’altro.

Valerio, subito la questione centrale: in linea di massima i commenti tecnici sulla qualità del gioco offerto nel corso delle semifinali non sono stati molto lusinghieri. La tua valutazione al riguardo?
Alcune coppie hanno fornito una prestazione decisamente inferiore alle loro possibilità e capacità compromettendo la loro chance di vestire la maglia azzurra. Complessivamente il gioco col morto e il controgioco sono stati deficitari, migliore la dichiarazione. Ovviamente vanno fatti dei distinguo: Campagnano-Pomares hanno giocato solamente gli ultimi turni ma sono state estremamente regolari e incisive; Buratti-Aghemo hanno giocato più che discretamente con il grande merito di non essersi mai alzate dal tavolo; Gianardi-Rossano – tranne un turno – hanno prodotto score positivi, talvolta molto.

Alla conclusione della recente trasferta cinese (ottobre 2017) ti eri dichiarato deluso dalla prestazione delle nostre portacolori, pur non rinnegando le tue scelte. Due di quelle tre coppie hanno partecipato a queste selezioni con destino diverso. E’ cambiato qualcosa secondo te?
In Cina avrei voluto portare solamente coppie bisognose di esperienza internazionale per verificare le loro possibilità in un contesto estremamente ambizioso e competitivo. In effetti il rendimento in quella circostanza è stato molto al di sotto delle mie attese da parte di tutte e tre le coppie, parzialmente anche dalla coppia che poteva contare su un’esperienza internazionale pluriennale. Alle Selezioni è evidentemente cambiato il rendimento ma in maniera inattesa: Ferlazzo-Manara hanno fallito l’ingresso in finale giocando – secondo me – decisamente peggio rispetto a quanto avessero fatto in Cina, le sorelle Martellini hanno chiaramente pagato lo scotto dell’inesperienza in Cina ma poi la semifinale l’hanno vinta con merito dimostrando che almeno a livello nazionale i risultati hanno le capacità di ottenerli.

Capisco la tua delicata posizione ma cosa pensi delle selezioni?
La scelta di effettuare una selezione ha evidentemente ridotto le mie possibilità decisionali riguardo la formazione da inviare agli Europei e limiterà a un periodo più breve la mia possibilità di allenare la squadra vincitrice, ma non voglio entrare nel merito. E’ ovvio che avrei preferito scegliere io le tre coppie dopo averle sottoposte ad adeguati allenamenti e potendo verificare le loro condizioni di forma almeno nelle prime competizioni dell’anno.

Comunque, avendo preferito le selezioni alla convocazione da parte di un C.T., sarebbe stato meglio prediligere una competizione a coppie invece che a squadre?
In linea di massima credo che una selezione, di qualsiasi genere, funzioni sempre meglio se effettuata a coppie.

Credi che sia necessario rivitalizzare al più presto il “Club Rosa” per curare e fare crescere le nostre woman con una prospettiva a medio-lungo termine?
Il “Club Rosa” penso sia stata una iniziativa con pregi notevoli. Non so se sia ancora percorribile organizzativamente, ma un punto di riferimento per le coppie del settore femminile penso andrebbe comunque creato per consentire progressi tecnici e di esperienza, necessari per essere competitivi nelle gare internazionali.

La tua opinione sull’assenza a queste selezioni di alcune giocatrici, soprattutto giovani, che forse avrebbero potuto fare la loro bella figura? Tanto per non fare nomi, non sarebbe meglio che Margherita Chavarria si dedichi al “gioco giocato” (leggi Nazionale) invece che collaborare per la cura e la crescita delle girls?
Le assenti hanno sempre torto. In questo caso anche Margherita, che però credo si stia prendendo una pausa di riflessione non avendo da alcuni mesi una compagna con la quale creare una partnership importante e duratura. Il mio parere da Commissario Tecnico e Coach è che una giocatrice come Margherita Chavarria, almeno con me, avrebbe sempre una consistente possibilità di far parte della Nazionale Ladies (ovviamente con compagna adeguata).

A prescindere da quale squadra si imporrà in questa finale, hai già pianificato il lavoro dei prossimi tre mesi che vi condurrà fino ad Ostenda? Oltre alle occasioni dei prossimi incontri amichevoli, con le francesi a Parigi (16-18 marzo) e con la nazionale del Portogallo (23-27 aprile) a Torino, hai già programmato sedute di allenamenti dal vivo o basteranno quelli su BBO o altre piattaforme? Pensi di lavorare più sull’affiatamento di squadra, sulla tecnica, sul sistema?
Eccezion fatta per i due impegni già previsti (allenamento a Parigi in partnership con tre coppie della Polonia contro sei coppie francesi; l’incontro amichevole con il Portogallo che però è programmato pochissimi giorni prima dei Campionati di Primavera), le giocatrici che usciranno vincitrici dalla Selezione avranno anche numerosi altri impegni personali ma ovviamente conto sulla loro disponibilità per la messa a punto dei sistemi, gli allenamenti di gioco su BBO, lo studio delle squadre avversarie da incontrare a Ostenda. Per quanto esposto prima ritengo molto più complicato avere la disponibilità di tutte per allenamenti dal vivo.

Grazie a Valerio, se ci sarà modo magari domenica lo sentiremo per un breve commento conclusivo.

 

 

Eugenio Bonfiglio

Eugenio Bonfiglio (BNN267, Canottieri Olona Milano) si è avvicinato al Bridge da una dozzina di anni e si è subito appassionato anche se troppo tardi per raggiungere apprezzabili risultati sportivi, ma ancora in tempo per divertirsi... Ma non è mai detto...

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