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Mondiali 2019: la cronaca di Italia-Canada (open)

I nostri sono reduci da una buona partenza: abbiamo tenuto contro le squadre forti, e negli ultimi due incontri abbiamo raccolto bottino grosso contro due “terze fasce”. Si prosegue contro il Canada che galleggia a metà classifica: dunque una squadra da non temere ma nemmeno da sottovalutare.

Duboin concede un turno di riposo a Lauria e si schiera di fronte a Versace; all’altro tavolo sempre sul pezzo Bocchi e Sementa.

Come si vede, l’operatore BBO si è svegliato di luna storta, e ci nega la sequenza con cui è stato partorito l’ambizioso contratto di 3SA da parte dei canadesi. Tuttavia, malgrado il punteggio largamente deficitario, la posizione delle fiori lascia qualche spiraglio al giocante. Marcinski però muove il seme partendo di Q, e a questo punto, in difetto di comunicazioni, spera nella 2-2 e incassa direttamente il J di fiori e non piglia più: 4 down. Manca anche la sequenza licitativa che ha portato Duboin a giocare 4 fiori, e soprattutto manca il modo in cui è stato mantenuto, visto che tre giri di cuori producono una situazione difficile in atout per il giocante, che ora deve tagliare di J, battere l’Asso per stecchire il K avversario e sorpassare il 10 terzo in Est. Manovra sicuramente alla portata di Giorgino, ma suvvia, ci sarebbe piaciuto vederla. Il tutto comunque produce i primi 8 punti a nostro vantaggio.

In aperta Marcinski apre 2 fiori in stile Precision (mono/bicolore con le fiori), Sementa contra, Bocchi dice le picche e se le gioca portando a casa pure la surlevée. Sembra tutto normale, ma in chiusa si gioca naturale, e quindi l’identica sequenza avviene a livello 1. Quindi Duboin può permettersi di ripetere le fiori, e su 2 picche Versace sapendo della sesta con coraggio le può sostenere a livello 3. Ora i canadesi se vogliono avere picche come atout ne devono dire 3: lo fanno ma il gioco reiterato di fiori da Sud combinato alla divisione 4-1 crea al giocante problemi insolubili. Doppio score per noi, andiamo in vantaggio per 13-0.

Ovvero, a volte la clava ha un suo perché. In 3 passaggi i canadesi chiamano “di peso” uno slam dalle ottime prospettive, che nella fattispecie si mantiene con surlevée. Bocchi e Sementa duettano lungamente in modo molto convenzionale (poco convenzionale, mi verrebbe da dire, vista la mancata transfer al primo giro che testimonia di accordi molto personali), ma al dunque si fermano. La perdita ci costa quasi tutto il vantaggio accumulato, il punteggio è ora 13-12.

Poichè il bridge è un gioco bizzarro, le 13 prese a picche i nostri le fanno in questa mano, complice l’attacco Q di fiori con cui Marcinski sfida la cuebid di Sementa. Il risultato è che Bocchi, ovviamente dopo aver messo al sicuro la manche scartando una quadri sull’Asso di cuori, sorpassa il J e può incassare quattro prese nel seme, unendole alle nove vincenti di cui è dotato dall’inizio.

Anche Duboin, senza indicazioni, attacca Q di fiori, ma a Pollack evidentemente Giorgino deve aver giocato in passato qualche brutto scherzo, perché il canadese non si fida e non fa l’impasse accontentandosi di 11 prese. Incameriamo il 15-12.

Un parziale a picche giocato da Est in entrambi i tavoli e battuto facilmente di una presa.

In questo 5 quadri chiamato da entrambi i Nord in situazione di attacco/difesa sul 4 cuori avversario, è necessario per mantenere trovare il K di picche in impasse, ma non basta: deve essere esattamente terzo per permettere lo scarto di una fiori, oppure ci deve essere una situazione di blocco a fiori o altro finale. Le carte sono messe come meglio non potrebbero, qualsiasi chance funziona e la manche viene mantenuta ai due tavoli: e sarebbe andato bene pure il contro a 4 cuori perché è inevitabile il 2 down per il conseguente 500.

Nel contratto di 4 cuori entrambi i giocanti (per noi una transfer fa sì che giochi Sementa in Ovest) mostrano di essere preparati sulla scelta ristretta e, dopo la caduta del J in Sud, eseguono il sorpasso alla Q terza per 12 prese. Lo slam, subordinato a non perdere prese in atout, è senza infamia e senza lode. Sbirciando qua e là, mi sarei aspettato più adesioni a questo contratto, e invece lo hano chiamato solo le due coppie che giocavano un derby Est-asiatico, e cioè Bangla Desh e Indonesia: entrambe hanno mantenuto, per una mano pari ad alta quota.

Zampata di Bocchi che spezza il dialogo avversario con un barrage molto aggressivo a picche. Marcinski si rifugia in un 3SA piuttosto robusto, e L’Ecuyer perde l’ultimo treno quando decide di ripetere le cuori invece di mostrare la bicolore. Niente di fondamentalmente sbagliato, i barrage servono proprio a rendere imprecisa la licita avversaria. I canadesi in difetto di spazio hanno scommesso sul fatto che il misfit implicasse qualche perdente.

Ma il fit invece c’era, e il più classico barrage a 2 di Pollack lascia ai nostri lo spazio per disseppellirlo: a questo punto arrivare al traguardo diventa semplice routine. Il vantaggio ritorna confortante, a 25-12.

3SA giocati dai canadesi in Nord e dai nostri in Sud. Bocchi attacca Q di fiori che tiene: probabilmente ora teme che l’Asso del compagno sia secco e torna cuori, e ripete cuori quando riprende il gioco con l’Asso di picche. Fergani in Ovest attacca invece a cuori, Duboin forza anche lui l’Asso di Picche e Pollack traversa facilmente Q di fiori e fiori per il 10. Fergani non incassa l’Asso ma rigioca ancora cuori e Duboin stende.

Chiaramente, entrambe le coppie hanno disdegnato le surlevée alla ricerca di un inesistente pertugio dal quale intrufolarsi per arrivare al down. In BAM o in torneo a coppie, dove ogni presa pesa, potete stare certi che il giocante sarebbe stato limitato a 9 prese, qualsiasi fosse il suo punto cardinale. Comunque la surlevée un punticino lo sposta per i canadesi, quindi si va sul 25-13.

In sala aperta L’Ecuyer non lascia giocare le picche a Norberto, e finisce col ritrovarsi impelagato in uno scomodo 3 quadri. Sementa non è in grado di decodificare l’attacco da singolo del compagno e quindi torna picche. Tre giri nel seme, il terzo tagliato, e Nord muove lui fiori che Bocchi taglia per permettere al compagno di conservare il controllo del seme. Il ritorno atout viene preso al morto, da cui viene giocata una cuori per la Q, che Norby liscia; ora il giocante è costretto a battere per non prendere il taglio, ma non ne sa abbastanza per giocare cuori al 9 dopo avere eliminato le atout e cede il quarto giro di cuori per il 2 down.

In chiusa Versace sa di avere le cuori nella schiena a causa della risposta di 1SA, evidentemente forcing, di Ovest, con conseguente 2 cuori di Est, e si astiene dal disturbare. La difesa impedisce il secondo taglio di cuori al giocante, fermato quindi a 8 prese (cinque atout, due assi e un taglio). Saliamo a 28-13.

Gli Est hanno troppo per dire passo a 2 cuori, e le picche non sono 4 ma lo sembrano. Quindi contrano entrambi, e ne consegue che si gioca 2 picche in Ovest a entrambi i tavoli.

In aperta la difesa incassa le prime tre prese con due cuori e il K di fiori. Sud rinvia fiori per la mano, e Sementa che ha diagnosticato la 3-3 a fiori gioca quadri per il J e la Q di Marcinski che ribatte ancora fiori. Ancora quadri all’Asso e quadri tagliata (anche questo seme si rivela 3-3). Picche al J, Asso di picche e quadri per lo scarto della cuori. Nord taglia ma non può più farci niente.

Se vi è sembrato facile, vediamo all’opera Fergani. Le prime tre mosse sono uguali ma ora Versace gioca un terzo giro di cuori per il taglio di J del morto. Anche qui il giocante muove quadri per un onore di Sud che torna fiori. Ora il canadese batte Asso e K di atout, e inevitabilmente cede Q-9 ad Alfredo.

La mossa chiave è stato il terzo giro di cuori che ha costretto il giocante a separarsi, immaginiamo con quale rammarico, dal J di picche: da lì in poi il down è inevitabile. E’ comunque stato molto abile Sementa a sfruttare l’errore difensivo per costruire il finale vincente, e questo doppio ci porta a 32-13.

Dopo l’apertura di 1SA di Ovest, la Landy in quarta posizione scatena entrambi i Nord al balzo a 4 picche. L’attacco sposta una surlevée per noi perché mentre Bocchi non si agita e mette sul tavolo il banale J di fiori, Pollack prova una cosa aggressiva uscendo a quadri, e la fiori sparisce in un attimo. 33-13 per noi.

Uno sciopero selvaggio dell’operatore BBO ci nega i dettagli su questa mano, molto importante per noi perché i nostri vanno a slam a quadri. Certo sarebbe bello giocarselo in Ovest per proteggere la forchetta di fiori ma l’apertura lo orienta fatalmente dalla parte sbagliata. Marcinski attacca proprio a fiori, Bocchi fa l’impasse sicuramente con la morte nel cuore, ma quando la Q tiene i giochi sono fatti. Anche perché l’Asso di atout è simpaticamente in Nord e questo impedisce alla difesa di produrre il taglio a fiori.

I canadesi si fermano a 4SA e il nostro vantaggio si ingigantisce a 45-13.

In questa mano, a carte squadernate davanti vorremmo tutti giocare lo slam, subordinato al fatto che almeno uno dei due semi rossi corra. Ma punteggio insufficiente e fit assente fanno sì che tutte le coppie della sala si astengano: e la malvagia posizione dei K rossi li premia. Tutte tranne una: è la coppia cilena a librarsi a slam, ed è difficile separare merito e fortuna nel giudizio, nel momento in cui i due impasse non funzionano. Certo lo slam è buono e iellato: ma se fossero mancati i due 10 nei semi critici le percentuali si sarebbero inabissate, e non credo che in licita fosse stato possibile indagare sulla loro presenza. Morale, se decidete di giocare contro sala poi non potete lamentarvi più di tanto se le carte vi girano contro.

In questo incontro ricco di mani da slam, ne arriva un altro molto facile da chiamare, e che si mantiene cedendo l’Asso di cuori, unica carta significativa in mano alla difesa. La mano per il vero contiene una trappolina: occhio a non giocare a quadri, perchè il taglio a cuori è lì in agguato. Come d’abitudine i canadesi usano una delle scuri con le quali suppongo siano soliti abbattere sequoie nelle foreste del Klondike, e che ci sia il fit quadri non li riguarda. I nostri invece ne sono al corrente, perché 3 fiori è un sottocolore quindi almeno Duboin è informato sui fatti: merito maggiore la conclusione corretta, anche se certamente agevolata dal punteggio strabordante.

MANO 32

Ancora una mano piatta: 3SA facile da chiamare e che si mantiene con inevitabile surlevée. Non vale nemmeno la pena di mettere il diagramma…

Finisce quindi con una bella vittoria con 32 punti di scarto, contro una squadra dignitosamente piazzata in classifica e che non ha fatto errori marchiani. I punti ce li siamo sudati uno a uno, con competizioni indovinate e buone giocate. La squadra continua a sembrarmi in forma, e l’inserimento di Duboin per far riposare il “vecchietto” Lauria sta avvenendo senza contraccolpi. Sempre, naturalmente, in attesa che il grande malato – per la cui guarigione tifiamo tutti perfino più che per la squadra, se possibile – torni al posto che gli spetta: a massacrare avversari al tavolo verde!

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Enrico Guglielmi

Enrico Guglielmi (GGC001, Bocciofila Lido), socio agonista a Genova, si è laureato in fisica alcune ere geologiche or sono e attualmente sbarca il lunario occupandosi di informatica. Gioca a bridge da un tempo fastidiosamente lungo che è senz’altro meglio non quantificare, visti i risultati. Sempre in ambito bridgistico, oltre a raccogliere copiose messi di zeri nei tornei locali, cura per BDI online la rubrica “Ti racconto una mano”. E’ consigliere del Comitato Regionale Liguria, per conto del quale sta portando avanti un progetto didattico orientato agli studenti e ai dipendenti universitari in collaborazione con il CUS Genova. Il suo nick su BBO è Dasim.

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