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La Coppa Italia Over 61 2019

Quando si fornisce una definizione il semplice modo di porla, a volte, dice già parecchio sull’atteggiamento di chi la propone. È come fosse ora che rivedo un distinto signore di mezza età, incuriosito dalle manifestazioni in corso al Palazzo di Congressi, rivolgersi verso un capannello di giocatori nell’atrio, intenti a commentare le loro giocate. Quando riesce con fatica a farsi notare, alla sua composta curiosità così viene data soddisfazione: “E’ una gara di bridge, a squadre, dove è vietato partecipare a chi ha meno di 61 anni”. “Ha detto… di bridge?” “Ah, non lo conosce? Il bridge è un gioco di carte. Ma è molto complesso. Si gioca a coppie…” “Ma, mi scusi: ci vuole così tanto tempo per imparare?” E’ evidente che il nostro gentile visitatore, con un sense of humor del genere, il bridge l’avrebbe imparato in fretta.
La categoria senior non si può più definire di recente concezione. Lontano è ormai quel 1998 quando Domenico Bilucaglia e Mario Franco si laurearono primi campioni italiani seniores. All’epoca l’età di soglia era 55 anni. E fu poi spostata in avanti proprio per consentire alle gare di settore di avere una propria identità. Nonostante però fosse allora così bassa quei campionati erano una gara ben distinta dalle altre, e davvero riservata ai pochi allora diversamente giovani. Oggi queste gare hanno perso in parte, se non del tutto, il loro significato originale. Una metà abbondante dei tesserati agonisti appartiene a questa fascia e la sovrapposizione con le manifestazioni open è nell’evidenza dei risultati. Prova ne sia il caso della recente finale del campionato a squadre per società sportive, quando a disputare la finale erano due squadre composte interamente da coppie seniores. Di contro alcuni dei miei studenti che cliccano il mio nome sullo smartphone mi chiedono anche loro che cosa sia il bridge, mentre negli anni ’70 i libri del Blue Team li potevi trovare sui banchi del liceo mescolati a quelli di matematica. Un confronto che fa pensare, ma che è figlio dei mutamenti economici e sociali che stiamo vivendo a cui si contrappongono gli sforzi compiuti dalla Federazione e da tutte le strutture di insegnamento e di promozione sportiva specificatamente indirizzati proprio al settore giovanile. I risultati in termini di qualità sono già eccellenti. In termini di quantità, anche lì si sta muovendo qualcosa. Certo è che navigare controcorrente per bene che si navighi difficilmente porta a stabilire dei record. In buona sostanza la definizione data da quel giocatore al cortese visitatore, in realtà, pur se un po’ dura e diretta, di questi tempi da un punto di vista tecnico non faceva una grinza.
Quest’anno, per avere un tabellone più ricco in modo da dare maggior senso sportivo, visto il consistente aumento della partecipazione in fase locale, la finale nazionale è stata allargata a 32 squadre. Siccome il calendario era già ufficiale e deliberato da mesi, non è stato possibile aggiungere un giorno di gara. Ne ha in parte sofferto la brevità degli incontri ridotti in molti casi a K.O. di 28 mani. Un bridge in questo modo sempre interessante e dall’esito più incerto. Nonostante qualche eliminazione un po’ a sorpresa dei primi turni si è giunti tuttavia a disputare la finale fra due delle squadre che erano fra le favorite dal pronostico: Fornaciari e Caldarelli. L’incontro è stato equilibrato e dall’esito mai scontato. Alla fine ha prevalso Caldarelli che ha schierato per tutto il campionato il suo quartetto base Freddio-Mancini e Di Febo-Vecchi. Due coppie di ottimi giocatori ma anche e soprattutto due vere coppie di bridge, che giocano insieme tutte le competizioni. E una squadra, da rivelazione diventata certezza, che sta attraversando, di nome e di fatto, un periodo d’oro.

Il campionato è stato interessante anche per i numerosi spunti tecnici che ha saputo mostrare.
La mano che vi sto proponendo è tratta dal primo turno dei quarti di finale fra le squadre Bardin e Savelli. L’ho scelta perché presenta un finale di gioco, di compressione e messa in presa con eliminazione, molto frequente e suscettibile spesso di varianti tecniche o psicologiche che la difesa può mettere in atto per eludere il finale, come appunto in questo caso. Ecco le carte:

La dichiarazione:

Il gioco: Preso in mano con l’Asso di cuori il fante di Ovest a seguito dell’attacco di tre di cuori, il dichiarante ha effettuato un primo sorpasso a quadri fino al fante di quadri del suo avversario di destra, che ha rimesso cuori, stabilizzando il colore. Ora, sulla sfilata delle fiori, Ovest aveva da fare ben quattro scarti. Due quadri ed un picche erano scarti sicuri, ma poi? Questo il finale che si stava materializzando a sette carte quando il dichiarante deve ancora incassare la sua ultima fiori:

Non potendo scartare quadri, né cuori, l’unico down possibile, l’alternativa che restava sull’ultimo giro di fiori era liberarsi di un’altra picche. A questo punto però il giocante proseguendo a cuori sarebbe finito bloccato con l’Asso di picche al morto. Infatti perché possa funzionare la messa in presa con l’ultima cuori della mano bisognerebbe aver eliminato ad Ovest anche la picche di uscita, prima di costringerlo in presa a cuori. Gino Ligambi per tale motivo anticipò l’incasso dell’Asso di picche prima di completare la sfilata delle vincenti di fiori, arrivando a trovarsi in mano nel finale a cinque carte dove Ovest non aveva più difesa. Questo perché Ovest non aveva precedentemente sbloccato il Re di picche sull’Asso e conservato poi ancora l’otto di picche scartando una delle sue cuori sul Fante di fiori di Nord, in modo da mantenere le comunicazioni con le picche vincenti del compagno. Tuttavia, tornando alla realtà dei fatti, Ovest sull’ultima fiori scartò una cuori, per tenere un Re di picche ormai singolo, che a vederlo su BBO sembrava quasi un’ulteriore possibilità di scelta concessa a Nord per la messa in presa ora resa possibile anche in questo colore. Al contrario la mossa si rivelò vincente perché il dichiarante, non sapendo quale fosse la picche in mano ad Ovest, decise di giocare per la caduta del Re di quadri rinunciando al finale che aveva precedentemente impostato. Risultato: 3SA-1. Nell’altra sala stesso contratto per Carla Gianardi, ma giocato, come è giusto, dalla parte di Sud. Un otto di cuori di troppo le giocò tuttavia un brutto tiro sull’attacco di due di cuori da Ovest. Sud si ritrovò così, pur avendo chiamato il contratto dalla parte giusta, nella stessa situazione di chi l’aveva chiamato dalla parte sbagliata. Nel finale si concretizzò una situazione molto simile a quella appena vista all’altro tavolo. Anche in questo caso il controgioco, reso ancor più difficile dalla protezione della mano forte, non fu perfetto e Carla riuscì a leggere bene la posizione finale ed a mantenere il suo impegno.

Un quiz dichiarativo. Provate a dichiarare questa mano col vostro compagno preferito. Dichiara Ovest:

Una più che ragionevole conclusione da parte di Est ma… Avreste aperto con le carte di Ovest?
Se la vostra riposta è negativa organizzatevi per chiamare ugualmente il grande slam con una sequenza alternativa di quelle possibili fra comuni buoni giocatori, che ad esempio potrebbe essere:

Una sequenza molto naturale, dove il sei cuori cue bid con la semplice Donna è giustificato dal passo di mano. Con due Assi ed un Re un Ovest già passato non dovrebbe esimersi dal dichiarare il grande slam e allora un sei cuori che lascia al compagno l’estrema decisione si potrebbe giustificare proprio con la Donna. Discutibile? Forse, ma riuscire a dichiarare così con un compagno occasionale per me sarebbe già tanto.

Aprire o non aprire? Un dilemma spesso difficile da risolvere. Ma quando si tratta di un colore nobile, che l’anticipo sia più efficace, questo si sa. Eccone un esempio tratto dalla semifinale Caldarelli-Bardin
Le carte di Nord erano:
PiccheJ CuoriK J 8 QuadriA K 3 FioriA K Q 9 8 2
e quelle di Sud:
PiccheK 8 6 5 4 2 Cuori4 QuadriJ 9 8 Fiori7 6 4
Luigina Gentili aprì prima di mano con:
PiccheA 9 7 3 CuoriA Q 7 6 2 Quadri10 5 FioriJ 3

Questa la dichiarazione:

Secondo Voi avrebbe dovuto Lanfranco Vecchi lasciare i 3SA a Tiziano Di Febo? Difficile dirlo, come difficile dire se sarebbe stata d’aiuto in questo caso una convenzione ormai diffusa, che prevede, in sequenze come questa, che il contro mostri quattro o cinque carte di picche mentre la dichiarazione di tre picche sia a negare il colore. Il compagno potrebbe ad esempio ancora dire tre picche con la terza e saltare invece a quattro picche con la quarta. Ma nasconderebbe con un tre picche la forza della mano non essendo per logica il suo tre picche forzante. Mi stavo insomma arrampicando sugli specchi. Certo è che l’apertura di Sud aveva cambiato non di poco la situazione dichiarativa che altrimenti avrebbe verosimilmente consentito ad Ovest di chiudere la dichiarazione rapidamente e nel contratto giusto.

Ora invece una brillante giocata di Lanfranco Vecchi sempre contro la squadra Bardin.

Lanfranco si ritrovò al timone di queste quattro picche ricevendo l’attacco di Fante di fiori che giunse fino al suo Re di fiori della mano. Sul successivo Asso di picche Nord scartò il nove di quadri. Come avreste proseguito al posto del giocante?

Questa la smazzata completa:

Stesso contratto nelle due sale, ma diverso l’attacco. Mancini attacca con l’otto di quadri mentre Astore sceglie il Fante di fiori. Quest’ultima scelta però viene penalizzata dalla situazione delle carte, perché mentre Cossu Rocca nulla può fare per mantenere il suo impegno, Vecchi trova il modo di sfruttare l’occasione che gli si è presentata. Lanfranco infatti, dopo aver scoperto la cattiva divisione delle atout, incassò anche il Re di picche e proseguì con due giri di cuori eliminando il colore. Ora Asso di quadri e quadri. Ligambi, in presa col Re di quadri, non potè fare a meno di regalare una presa di fiori, o direttamente nel colore o indirettamente giocando in taglio e scarto. E l’altra presa, quella che consentì lo scarto dell’ultima fiori, fu costretto a regalarla Astore, messo in presa a sua volta con la Dama di picche. Indubbiamente una brutta e sfortunata situazione per E/O, ma un profittevole swing per la squadra Caldarelli.

Dall’altra semifinale una bella giocata di Antonio Vivaldi col morto. Queste le carte:

La dichiarazione:

Dopo aver preso l’attacco di due di cuori il giocante incassa i due onori alti di quadri, quindi sale al morto con il Re di fiori per scartare la sua seconda cuori della mano sulla Dama di quadri. Prosegue a questo punto con Asso di fiori e fiori. Tagliato il ritorno cuori col tre di picche presenta il Fante di picche che fa il giro del tavolo. Ora la situazione è la seguente:

La presa di picche vinta dal fante lasciava presumere AQxx in Ovest, dal momento che con AQx egli avrebbe verosimilmente preso di Asso. Ma l’altro motivo che lasciava supporre tutto ciò era anche il suo mancato ritorno quadri che avrebbe potuto consentire un’ipotetica pur se poco probabile promozione in atout. Per vincere contro la 4-1 di picche bisognava comunque accorciare l’avversario. Antonio elegantemente anticipò a questo punto la giocata dell’ultima fiori. Ovest, in presa col taglio, rimase con AQ di picche asciutti e non poté realizzare che un’altra sola presa in atout.

Voglio finire rilevando due swing favorevoli agli interventi in bicolore. In entrambi i casi le bicolori erano di undici carte ed hanno portato ad un risultato di competizione che va ben oltre la vecchia teoria delle prese totali. Il primo caso fa ancora riferimento alla semifinale fra Fornaciari e Gobbi. Ecco le carte:

La dichiarazione:

La convezione del minore a salto, sull’apertura due debole, con significato di bicolore con le cuori è piuttosto diffusa. Questa 6-5 a buon giudizio di Enza Rossano meritava l’intervento pur se costretto a livello impegnativo, praticamente di manche. La difesa infatti si rivela ineluttabile e davvero efficace, per una sola presa di caduta ed un cospicuo guadagno della squadra Fornaciari.

L’altra smazzata fa parte invece dell’incontro di finale fra Fornaciari e Caldarelli. Queste le carte:

E questa la dichiarazione:

La dichiarazione di 5Quadri è ben giustificata dall’intervento di Sud in situazione di vulnerabilità svantaggiosa, una licita quest’ultima che lascia immaginare una bicolore di attacco coi colori compatti e con poche perdenti. Il risultato finale per Freddio è addirittura di una surlevée.

Cala dunque il sipario anche su questa edizione della Coppa Italia Seniores.

Quando le luci si spengono… e gli amici se ne vanno, può restare nei cuori dei protagonisti meno giovani quasi un senso di perdita. “E’ finita anche questa…” perché inevitabilmente si contano gli anni e si ricordano i compagni di avventure che non si vedono più. Ma ciò accade perché l’appartenenza a questa specie di grande famiglia del bridge, che comunque a cadenze fisse si riunisce con passione e leggerezza, è capace di farci sentire per quei pochi giorni ancora quasi come giovani. Alla prossima.

Ruggero Pulga

Ruggero Pulga (PLR009), ingegnere, ha una lunga e folgorante carriera anche nel mondo del Bridge, che culmina con la medaglia d'argento ai Campionati del Mondo a squadre Senior 2017.

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