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Toccare le carte “se necessario”

A volte succede che il dichiarante, prima di decidersi quale carta giocare dal morto in un particolare seme, ne tocchi più di una ed a volte le tocchi tutte, ma proprio tutte!
Questo fatto è un po’ irritante oltre che, penso, scorretto.
Sono andato a leggere il regolamento ed all’Articolo 45 del Codice di gara, paragrafo B, si autorizza il dichiarante a giocare lui stesso le carte del morto solo “se necessario”.
Una volta, interpellato l’arbitro (nota: arbitro con qualifica Nazionale), perché la Sig.ra dichiarante toccò e sollevò, prima di giocarle, tutte e cinque le carte di Fiori del morto, ebbene l’arbitro non obiettò alcunché nei confronti della dichiarante, ed alla mia osservazione sul contenuto dell’articolo 45B, obiettò che decideva Lui, l’arbitro, quando era “necessario” che il dichiarante giocasse fisicamente le carte del morto.
E’ vero che né il regolamento né le note integrative offrono un’ interpretazione sul “se necessario”, ma in quell’occasione, l’arbitro mi sembrò un po’ troppo onnipotente!
Ho trovato sul sito della English Bridge Union, nel loro White Book, (Guida per il TD) la seguente interpretazione sull’articolo 45B:
[The term “if necessary” refers to the times when dummy is not present, or where declarer or dummy have some medical reason that makes it difficult to play cards in the normal way.
It should not be used as a catch-all excuse to allow declarer to pick the cards up for no other reason than that he has played dummy this way for thirty years.]

Ora vi chiedo: l’interpretazione della EBU, è la stessa della FIGB?
Se sì, come ci si deve comportare al tavolo in presenza di un dichiarante che si ostina a giocare lui stesso le carte del morto anche se non necessario, o peggio ancora, ne tocca più di una?
Non è forse un diritto del morto giocare la sua carta lui stesso su indicazione vocale del dichiarante?
Mi scuso per la lunghezza della mia domanda e vi ringrazio anticipatamente per la cortese risposta.
Vittorio Sartoretto (SRR145, Ass. Bridge Torino)

Caro Vittorio,

complimenti, innanzitutto, per la Sua voglia di imparare, dimostrata dall’accuratezza delle Sue ricerche.
Nel merito:

  • Le opinioni espresse nel White Book sono di David Stevenson, e non del WBF Laws Committee (del quale sono membro), e alcune di esse sono in contrasto con l’interpretazione ufficiale della WBF.

In particolare, il WBFLC non si è mai pronunciato sulla materia.

Questo per ammonirla che quel documento, peraltro molto ben fatto, non è del tutto degno di fede.

  • Ciò premesso, nella circostanza ciò che dice Stevenson non riflette l’interpretazione corrente a livello internazionale, quantomeno nella recisione con la quale quell’opinione è espressa, e, di conseguenza, italiana (noi recepiamo in automatico tutto ciò che, in termini di regolamenti o anche di prassi venga dalla WBF), la quale permette che il dichiarante giochi sporadicamente le carte da solo, sempre che lo faccia con nettezza, e senza toccarne altre. Se, però, non esistono penalità in merito, è anche vero che l’arbitro è tenuto ad invitare i giocatori a nominare le carte, e non a giocarle autonomamente.
  • È vero ciò che le ha risposto l’arbitro in questione: solo a lui attiene il decidere se ci fosse stato di necessità o no. Tuttavia, deve richiamare il dichiarante ad evitare quel comportamento, e non concedere un’indulgenza plenaria.
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Maurizio Di Sacco

Maurizio Di Sacco (DSZ003, Bridge Villa Fabbriche) è Arbitro Capo di FIGB, WBF, EBL, CAC (Center American & Caribbean), CSB (Confederation Sudamericana De Bridge) e Direttore della Scuola Arbitrale di FIGB ed EBL. Anche membro del WBF Laws Committee, Maurizio è uno dei più autorevoli arbitri del mondo. Anche il suo palmares come giocatore è più che invidiabile: ha giocato ai massimi livelli fino al 2002, conquistando a livello nazionale un titolo italiano, un argento in eccellenza, diversi piazzamenti in Coppa Italia e numerosi primi posti in tornei naizonali. A livello internazionale ha raggiunto la finale di un Campionato Mondiale e di uno Europeo.

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